Home » Arte » Correnti Artistiche » Body Art Dimensioni: A A A

Body Art

di Female Virus - scritto il 27 febbraio 2007

Hermann NitschLa body art nasce intorno al 1968 e si caratterizza come una corrente artistica che utilizza il corpo come supporto per creare opere d’arte.
L’oggetto della body art è il corpo stesso, e poiché il corpo in questione è proprio quello dell’artista, è più corretto parlare di performance piuttosto che di "opere". Le azioni in cui si cimenta l’artista hanno sempre un forte significato simbolico e mirano a scioccare l’osservatore con azioni estreme e spesso pericolose, incentrate talvolta su forme di sadomasochismo e autolesionismo, e che utilizzano travestimenti, musica, testi e scenografie particolari. Le performance vengono per la maggior parte delle volte fotografate e filmate, e la loro durata non è soggetta a nessuna regola e viene dettata dalla capacità di resistenza dell’artista, che spesso indaga proprio in questo modo il limite sottile tra la vita e la morte.
Il profondo significato delle performance, spesso davvero estreme e pericolose, che coinvolgono lo spettatore nel lato più profondo del suo osservare, non si limita allo shock e alla provocazione, anche se ovviamente sono anche questi strumenti utilizzati spesso in molte forme di arte contemporanea. La body art stigmatizza il corpo per liberare l’anima. Utilizza il dolore e il sangue per purificare. Rende la violenza un rito iniziatico e addirittura una forma di amore. Il bodyartista sorride alla morte, avvicinandosi ad essa il più possibile in ogni performance… Ma quello che si percepisce non è mai il desiderio di morte, di dolore, di lacrime e sangue, ma piuttosto una forma di riscatto, un voler vivere totale e complesso, che utilizza la sofferenza fisica come presa di coscienza del proprio limite, che utilizza l’autolesionismo non come odio verso se stessi, quanto come strumento per una conoscenza profonda del proprio Io e come modo per esorcizzare quelle forme di violenza magari meno fastidiose da vedere, ma molto più laceranti di un rasoio… quelle forme di violenza mascherate da perbenismo, tipiche della nostra società e del nostro stile di vita frenetico e totalmente scollegato dalle forme più alte del vivere, ma anche dalla nostra istintualità. Ecco perché spesso si intravede una sorta di rituale di passaggio attraverso l’autolesionismo, da uno stato di sofferenza profonda ad uno stato di liberazione e purificazione dal male.
Questo ovviamente non vale per tutti i bodyartisti, ognuno agisce secondo una poetica vicina alla sua anima. Tuttavia è frequente trovare dei riferimenti anche a rituali tribali, che fin dall’antichità utilizzano la sopportazione del dolore, il sangue, ecc... come forme di passaggio verso uno stadio più elevato del proprio essere.
 
Questo può essere per esempio il caso di Rudolf SchwarzkoglerHermann Nitsch, viennese, che dal 1958 si esprime in azioni altamente violente. Nitsch creò il "Teatro delle Orge e dei Misteri" ("Das Mythische des Orgien Mysterien-Theaters"), che presenta performance-riti fra il tribale e l'orgiastico. Attraverso queste forme ritualistiche, riemergono quei primordiali istinti umani che la società ci costringe a soffocare e a reprimere, un istinto alla violenza e alla morte. Attraverso la performance ci si libera dalla violenza a dall’istinto omicida, che altrimenti si sviluppa in noi come un cancro e ci logora dall’interno. Egli spiega come nelle sue prime performance "il colore della carne, del sangue e delle interiora era diventato importante. Dominava il rosso. Il monocromatismo assunse un ruolo arcaico. Tutto si orientava verso il colore dell’estasi, della vittima del sacrificio, della passione, del sangue, della carne". Importante è in questo caso il legame con quelle forme ritualistiche arcaiche che utilizzavano la violenza come passaggio necessario per arrivare alla purificazione e alla redenzione.
 
Nell'Aktionstheater (Teatro d'Azione) l'artista viennese affianca sostanze organiche come la carne dei corpi di vitelli e pecore sventrati, liquidi corporali come il sangue e l'urina a paramenti liturgici come croci, mitre cardinalizie e ostensori.
Il leitmotiv mitico del Teatro delle Orge e dei Misteri, così elenca i referenti mitologici e religiosi: "L'eccesso fondamentale sadomasochistico / L'uccisione dell'animale-totem e la sua consumazione rituale / Il regicidio rituale / L'evirazione di Attis / L'uccisione di Adone / L'uccisione di Orfeo / La castrazione rituale/L'accecamento di Edipo / Lo sbranamento di Dioniso / La crocefissione di Gesù Cristo / L'eucarestia".
 
Marcel LìHermann Nitsch fece parte del famoso gruppo di bodyartisti viennesi: il Wiener Aktionismus, insieme a Rudolf Schwarzkogler, Gunter Brus, Otto Muehl e Arnulf Rainer. II Wiener Aktionismus non fu un gruppo unitario con un manifesto ed una poetica comune, bensì un gruppo formato da singoli artisti, estremi ed angosciati, ognuno in un suo modo particolare.
Artista di spicco, celebre purtroppo anche per il mistero che avvolge la sua prematura morte, è sicuramente Rudolf Schwarzkogler (1940-1969). L’arte per lui è "rigenerazione della capacità interiore", una rigenerazione che avviene attraverso forme sempre più estreme di autolesionismo, che sfidano davvero la morte. Realizza le sue performance in privato e poi in pubblico attraverso le foto. Ferite, mutilazioni, carne, sangue, bende, pesci, autocastrazione. Pratiche di autolesionismo sempre più estreme. Elementi ricorrenti simbolici (come l’apparire bendato, o il simulare l’autocastrazione). Una sofferenza ed un malessere tangibile anche attraverso la freddezza di una foto. Teste bendate, tubicini, sassi, e ancora pesci, bendati insieme a lui, lamette, tamponi nella gola. Sfondi sterili alle sue immagini di morte. Un estremismo che lo porta al suicidio, scatenando una serie di ipotesi su come sia avvenuto: attraverso la denutrizione, o attraverso un autocastrazione reale, o addirittura togliendosi la pelle durante una performance. L’arte che porta alla morte. L’arte che è violenza. Non violenza gratuita, ma esperita, sentita nel profondo, analizzata, sublimata. E’ la violenza dell’uomo sottomesso, dell’uomo castrato, dell’uomo perseguitato, dell’uomo malato, dell’uomo in catene o avvolto dalle bende. Come ognuno di noi è.  Questi non sono tuttavia gli unici strumenti del bodyartista.

Grande è per esempio l’utilizzo delle nuove tecnologie, ampiamente usate perOrlan esempio nella costruzione del "robot di carne" di Marcel Lì Roca Antunez o nelle performance di Stelarc.
Quest’ultimo, quasi sulla scia del gruppo viennese, e in qualche modo superandolo, utilizza la tecnologia come strumento per supplire all’inadeguatezza del corpo. Performance importanti sono le Sospensioni, nelle quali rimane appeso a dei ganci conficcati nella schiena: "...Sono sempre stato affascinato dall'immagine del corpo nello spazio - immagine tanto primordiale quanto legata alla contemporaneità. Spesso sognamo di fluttuare e volare, e molti rituali primitivi comportano la sospensione del corpo secondo varie modalità, in più oggi il corpo può galleggiare in assenza di gravità. Queste "sospensioni" si collocano tra la fantasticheria e la realtà dell'astronauta, così sono sempre esistiti casi di collocazione del corpo nello spazio, questo è impulso iniziale. Nelle prime sospensioni io appendevo qualcun’altro ma, dal momento in cui i progetti implicarono maggiori difficoltà, dovetti io stesso assumermi le conseguenze fisiche e mi preparai a eseguirle da solo...".  Realizza anche della protesi cyborg, come "La terza mano", e performance nelle quali la tecnologia invade il suo corpo, come "Stomach Sculptures", realizzata con un chirurgo di Londra, Charles Akle, nella quale con un endoscopio a fibre ottiche e una sonda, l’artista ha immesso nel suo stomaco una capsula in titanio, acciaio, argento e oro, di 5 centimetri per 5 millimetri, in grado di aprirsi e chiudersi in tre sezioni e di estendersi. Innanzitutto lo stomaco dell’artista viene completamente svuotato, dopodichè viene inserita la capsula con un cavo flessibile. Una volta all’interno dello stomaco, essa comincia ad aprirsi e a liberare dei componenti magnetizzati che si dispongono secondo un ordine logico e voluto dall’artista stesso. Ecco che così si compone una scultura di oro, titanio, argento e acciaio. Ecco così che il corpo diventa l’involucro dell’arte, diventa contenitore. Svuotato di tutto il suo contenuto organico ed espropriato del suo ruolo naturale, e anche del suo ruolo di protagonista, come ha sempre nella body art, esso diventa solamente il contenitore di una scultura, che autonomamente si sviluppa al suo interno.

Altra artista che utilizza molto la tecnologia, e in particolar modo la chirurgia, è Orlan, che fonda la cosiddetta Carnal Art, sottoponendosi a svariati interventi di chirurgia plastica al volto. Dal 1990 l’artista comincia la Reincarnation of Saint Orlan, con lo scopo di trasformarsi in un nuovo essere simile ai modelli classici come Venere, Diana, Europa, Psyche e Monna Lisa. Nel 1992 si fa innestare due impianti di silicone sulla fronte, a simulare due piccole corna.

Gina PaneAltra donna protagonista della body art è la francese Gina Pane, performer in cui torna centrale il tema dell’autolesionismo: esibizioni molto poetiche e svolte dinnanzi al pubblico nelle quali si infligge dolore utilizzando spine di rose o lamette, e facendo scorrere il sangue rosso su stoffe bianche, come a macchiare una purezza originaria: "Nel mio lavoro il dolore era quasi il messaggio stesso. Mi tagliavo, mi frustavo e il mio corpo non ce la faceva più....La sofferenza fisica non è solo un problema personale ma è un problema di linguaggio....Il corpo diventa l'idea stessa mentre prima era solo un trasmettitore di idee. C'è tutto un ampio territorio da investigare. Da qui si può entrare in altri spazi, ad esempio dall'arte alla vita, il corpo non è più rappresentazione ma trasformazione".
 
Le forme di bodyperformance sono innumerevoli, al punto che attualmente il termine body art è andato a includere anche certe mode contemporanee come piercing e tatuaggi. Non serve nemmeno sottolineare l’inadeguatezza del termine con questa valenza e le differenze che ci possono essere tra un bodyartista e un ragazzo che si fa un tatuaggio! Quindi non mi dilungherò a riguardo.
Fin dai tempi del dadaismo (momento in cui in realtà è collocabile la prima forma di body art con "Tonsura" di Duchamp) e del futurismo, c’è sempre stato un filone importante nell’arte contemporanea che ricerca continuamente di portare l’arte nella vita, nel gesto, nel processo. Nel caso della body art, più che in qualunque altro caso, l’arte non solo entra nella vita, ma è vita, utilizza la vita e i suoi simboli e spesso supera la vita e i suoi limiti. L’arte che usa il corpo, che scolpisce un’opera sulla carne. Che si basa sulla sofferenza della vita di ogni giorno, sull’inadeguatezza dell’uomo odierno, sulla violenza che ci portiamo dentro. E che sputa fuori tutto, in mille modi diversi, ma sempre con dolore, passione e amore.

Vedi Anche

Surrealismo, Dadaismo, Body Painting, Antonin Artaud

Artisti

Hermann Nitsch, Vito Acconci, Gina Pane, Rudolf Schwarzkogler, Gunter Brus, Otto Muehl, Arnulf Rainer, Marcel Lì Roca Antunez, Stelarc, Orlan, Vito Acconci, Rebecca Horn, Gilbert & Gorge, Tennis Oppenheim, Urs Luthi, Chris Burden, Matthew Barney, Luigi Ontani, Cindy Sherman, Bruce Nauman, Youri Messen-Jaschin


HomePage Back Stampa