Dadaismo
di female virus
- scritto il 16 novembre 2006
Il Dadaismo è un'avanguardia artistica che si sviluppò durante la prima guerra mondiale, mentre aveva luogo uno dei più tragici e
sconvolgenti episodi della storia moderna, dimostrazione degli effetti devastanti delle scoperte scientifiche e della nuova economia
imperialista ed industriale.
Gli artisti di questa avanguardia ebbero in comune anzitutto il forte sentimento antibellico: furono per la maggior parte disertori e
infatti il gruppo nacque in Svizzera, a Zurigo, poiché paese neutrale. E’ in questa città che ebbe sede il luogo più celebre, punto di
riferimento per l’intero movimento dada: il Cabaret Voltaire, aperto da
Hugo Ball, con la sua compagna Emmy Hennings, che nacque per scuotere la società borghese e si caratterizzò per le performance
estreme. Il Cabaret ebbe vita breve, ma molto intensa e fu probabilmente il luogo in cui il Dadaismo assunse i toni più forti, in cui si
raggiunse un nichilismo completo.
I dadaisti rifiutarono la società borghese. La loro arte provocatoria fu tesa a risvegliare gli animi addormentati, la loro cultura
della rivolta fu una sommossa anti-borghese. La loro negazione fu totale, da qui la distruzione di ogni canone estetico tradizionale.
Già dal nome "dada" appare chiaro lo spirito tipico della corrente: Trsitan Tzara, poeta e portavoce del gruppo, autore del
manifesto più importante del dadaismo ("Manifesto Dada 1918"), scrive che "Dada non significa nulla (...) Dai giornali
apprendiamo che i negri Kru chiamano la coda della vacca sacra: DADA. Il cubo e la madre in una certa contrada d’Italia prendono il nome
DADA. Un cavallo di legno, la nutrice, la doppia affermazione in russo e in romeno: DADA". Il nome dada non ha alcun valore per un
dadaista, altro non è che un'etichetta, "Quello che a noi interessa è lo spirito di Dada ed eravamo tutti Dadaisti prima
dell'esistenza di Dada".
La parola d'ordine dadaista è "nihil", niente, forte richiamo al nichilismo nietzschiano. Il Dadaismo non volle tanto distruggere
l'arte, ma l'idea che ce ne si era fatti: si negò l'arte come istituzione, l'arte cosiddetta con la "a" maiuscola e si riprese invece
l'idea di una ricongiunzione tra arte e vita. Il dadaismo fu un forte punto di rottura, ma fu anche rigenerante e rifondante per
l'opera d'arte. Segnò un punto di svolta e introdusse nuovi aspetti poi comuni a tutta l'arte successiva.
Il Dadaismo portò all'estremo le esperienze d'avanguardia. Nell'epoca della riproducibilità tecnica l'opera d'arte perse il suo
autentico valore culturale con il decadimento dell'aura di unicità. Si abolì la nozione fissa e "unica" di opera d'arte spostando
l'arte nella vita, facendola diventare gesto e processo. L'arte è quella che vuole il mercato? L'esporre un'opera in un museo la rende
automaticamente un'opera d'arte? Da qui nacquero le tattiche di decontestualizzazione e spiazzamento. L'artista non era più interessato
a realizzare un capolavoro, non esiste più l'unicum, ma neanche il pensare che il fare artistico è ciò che è prodotto (e a prova di ciò
l’introduzione del ready made, dell'oggetto trovato, addirittura dell'oggetto da distruggere).
Antiartistico, antiletterario, antipoetico, contro la bellezza eterna, contro l'eternità dei principi, per la sfrenata libertà
dell’individuo, fu contro il modernismo, contro le discriminazioni, contro le gerarchie. Dada non fu tanto una tendenza artistica
quanto una predisposizione dello spirito: è più importante il gesto dell'opera e lo scopo della loro arte è la provocazione e lo
scandalo. L'unico sistema permesso è non avere sistemi, l'unica legge è quella del caso.
Si avvertì la necessità di dissacrare ogni forma di pregiudizio e in primo luogo proprio l'arte.
Anche la poesia divenne azione casuale. Come si può leggere nel manifesto "Sull’amore debole e sull'amore amaro" di
Trsitan Tzara, per fare una poesia:
"Prendete un giornale. Prendete un paio di forbici. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che voi desiderate dare
alla vostra poesia. Ritagliate l'articolo. Tagliate ancora con cura ogni parola che forma tale articolo e mettete tutte le parole in un
sacchetto. Agitate dolcemente. Tirate fuori le parole una dopo l'altra disponendole nell'ordine in cui le estrarrete. Copiatele
coscienziosamente infinitamente. La poesia vi rassomiglierà. Ed eccovi diventato uno scrittore originale fornito di una sensibilità
incantevole, benché s'intende, incompresa dalla gente volgare."
La poesia divenne onomatopeica e strettamente legata alla performance: talvolta vennero letti simultaneamente poemi in lingue diverse e
sconosciute da poeti vestiti con costumi di carta pesta (per esempio Hugo Ball al Cabaret Voltaire). I Dadaisti proposero inoltre
pratiche di poesia visiva, come i "Poemi fonetici": versi cancellati da un tratto nero (Man Ray) o di lettere ritagliate,
tutte pratiche che sarebbero state riprese negli anni'60.
Riviste e manifesti assunsero nell'ambito del Dadaismo un ruolo centrale per la divulgazione delle loro idee e della loro poetica.
Pagine e copertine di queste riviste furono veri e propri progetti degli artisti, pretesto per l'utilizzo di nuove illustrazioni
fotografiche e grafiche. Anche i volantini ebbero un ruolo fondamentale, soprattutto in Germania, dove veniva fatto largo uso della
tecnica del fotomontaggio.
Le maggiori riviste furono: Dada (Zurigo, 1917. Nel terzo numero compare il già citato "Manifesto Dada 1918",
con le maggiori idee dadaiste) ; 391 (Barcellona, 1917), Cannibale (Parigi, 1919), Letterature (Parigi, 1919).
Quello che è certo è che il dadaismo rinnovò e introdusse una serie di nuove tecniche artistiche e l'utilizzo di nuovi materiali,
partendo sempre dal concetto che il gesto e l’idea siano più importanti dell'opera stessa.
Le tecniche più usate furono:
- il collage (utilizzato soprattutto da Ernst);
- il fotomontaggio, utilizzato soprattutto dai Dadaisti tedeschi per volantini, pubblicità, pamphlet rivoluzionari e politici, e
nacque da una riflessione sul collage stesso; consiste nell'intervento diversificato su materiale fotografico preesistente, sul quale le
immagini possono essere sovrapposte, dipinte, accostate in maniera diversa, ritagliate o incollate;
- il rayogramma, utilizzato da Man Ray, consiste nell’impressionare la pellicola fotosensibile mettendola a contatto con gli
oggetti o proiettandovi le loro ombre;
- il polimaterismo, già utilizzato da Prampolini in ambito futurista, consiste nell'accostamento o nella sovrapposizione
di materiali inusuali e diversi (usato da Arp, Schwitters, Janco, Hausmann). Importanti lavori polimaterici
sono i Merz di Schwitters, collage particolari in cui si combina la pittura con oggetti qualunque, di uso comune, permeati
dal tempo, con forma diverse, su tela o in lunghe colonne (Merz Bau).
- il ready-made, tipico di Duchamp, è l'oggetto trovato fatto, decontestualizzato, che possiede un suo statuto artistico
nel momento della scelta, non implica il confronto con un giudizio estetico a priori, ma si basa sull'indifferenza visiva e sull'ironia.
Decreta quanto poco importasse l'esecuzione tecnica dell'opera rispetto alla fase della sua ideazione e mette in evidenza quanto una
firma, ma soprattutto il contesto espositivo, trasforma qualsiasi cosa in opera d'arte. Celeberrime le opere di Duchamp:
Orinatoio-Fontana, nel quale espone un orinatoio al contrario con la scritta "R. Mutt" (madre) a lato; lo
Scolabottiglie e la Ruota di bicicletta, esempio di "scultura in movimento" ;
- l'oggetto trovato, diverso dal ready-made perché modificato e non scelto sul piano dell'indifferenza e dello spiazzamento, ma su un
piano più sentimentale ed estetico. Opere significative sono
Pan bleau di Man Ray, un panino blu; L’oggetto da distruggere,
un metronomo alla cui asta è fissata la fotografia di un occhio e Cadeau, un ferro da stiro "dentato" che anziché stirare fa a
pezzi i vestiti;
- performance (Cabaret Voltaire) e travestimenti, per esempio i travestimenti da donna di Duchamp con il nomignolo Rose Selavy
o quelli tipici del Cabaret Voltaire;
- fotografia e solarizzazione, maestro indiscusso: Man Ray
Il dadaismo terminò intorno agli anni '20. Ebbe vita breve, annullato dal suo stesso estremismo e nichilismo. Molti dadaisti che
ruotavano intorno a Parigi divennero poi pilastri del
surrealismo (per esempio Max Ernst, fondatore del dadaismo renano insieme
ad Arp e Baargeld, espone poi nel 1921 a Parigi, come artista surrealista), ammorbidendo parte della poetica dada e
formalizzandola in una ricerca di tipo introspettivo. Il dadaismo si sviluppò in diverse zone geografiche, anche se il più "puro" rimane
quello di Zurigo. Duchamp e Man Ray sono il ponte con l'America, mentre a Berlino la corrente si sviluppa con un
significato fortemente politicizzato e rivoluzionario con personaggi del calibro di Hausmann, Heartfield e Hoch.
Schwitters, anch'egli tedesco, è tuttavia rifiutato dal gruppo dada in Germania perché non in linea con le scelte politiche del
gruppo.
Lo spirito dada più autentico, il nichilismo più nudo e crudo, rimane chiuso nel Cabaret Voltaire con personaggi come Ball,
Tzara, Arp, Richter e Janco e muore con loro e la fine di quel luogo simbolo dell'arte contemporanea e della
provocazione. Il tono continuamente provocatorio e così nuovo e originale, capace di rifondare l'arte dalle radici, non poteva
prolungarsi troppo, non poteva permettersi di essere prevedibile, non può seguire una scaletta, non può diventare arte da museo, perché
perderebbe il suo significato più profondo.
Vedi Anche
Futurismo,
Musica Futurista, Cos'è l'arte?,
Friedrich Nietzsche, Nichilismo
Dadaisti
Hugo Ball, Trsitan Tzara, Man Ray, Max Ernst, Hans Arp, Kurt Schwitters, Marcel Janco, Raoul Hausmann, Hannach Hoch
Manifesto
Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per
conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento
dell'ovvietà; assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità; somiglia alla vita
tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio...
(Manifesto del dadaismo (1918), Tristan Tzara)
Bibliografia
Francesca Alinovi, Dada antiarte e post-arte, D'Anna, 1980.
F. Tedeschi, Dadaismo, Arnoldo Mondadori, 1991.
Georges Ribemont-Dessaignes, Storia del dadaismo, Longanesi, 1946.
Alfredo De Paz, Dada, surrealismo e dintorni, CLUEB,
1979.
René Lacôte, Tristan Tzara, Seghers, 1952