Salvador Dalì
di nerofluo - ultima revisione 27 ottobre 2007
Nel 1916 soggiorna per qualche tempo nei dintorni di Figueres, nella tenuta Molí de la Torre, proprietà dei Pichot, famiglia di
intellettuali e artisti. Scopre l'impressionismo attraverso la collezione del pittore Ramon Pichot.
In autunno,
dopo le elementari, inizia a frequentare la scuola superiore e le lezioni del professore Juan Nuñez
alla Scuola Comunale di Disegno.
A quattordici anni partecipa ad una mostra collettiva per artisti locali presso il teatro
municipale della sua cittadina e ad un mostra a Barcellona patrocinata dall'Università.
L'evoluzione artistica della sua opera è molto precoce e influenzata dalle
correnti con cui è venuto in contatto: classicismo,
impressionismo e nuove avanguardie (fauvismo, cubismo, surrealismo).
Nel 1921, dopo la morte della madre, Salvador s'iscrive all'Accademia di Belle Arti di San Fernando a Madrid.
L'anno successivo entra a far parte della Resistenza degli Studenti, che lo porterà a conoscere artisti del calibro
di Luis Buñuel e Federico García Lorca, i quali contribuiranno a rafforzare il suo spirito inquieto e
originale.
Nel 1924-1925 dipinge numerosi ritratti della sorella Anna Maria e inizia ad esplorare gli stili in uso, in due fasi:
la "freudiana" e la "lorquiana", arrivando, in seguito, a subire l'influsso del cubismo, del surrealismo e
dell'artista Giorgio De Chirico.
Nel 1926 viene espulso dall'accademia di Madrid per aver dichiarato incompetente la commissione esaminatrice.
L'anno successivo si reca a Parigi dove viene in contatto con il vivace ambiente culturale ivi presente.
Nella capitale francese instaura rapporti con Pablo Picasso, Juan Mirò, André Breton. Nel 1927 inizia a
collaborare con riviste specializzate come «L'amie de les Arts» e progetta le scenografie e i costumi dell'opera
teatrale «Mariana Pineda» di Garcia Lorca.
L'anno successivo inizia la sua collaborazione con Luis Buñuel
per quanto riguarda la realizzazione dei film «Un chien andalou», proiettato a Parigi nel 1928 e «L'ge d'or».
Nello stesso anno conosce Paul Éluard.
Sul piano pittorico la sua attenzione viene attirata dalle riproduzioni di dipinti dei maestri
dell'inconscio come Max Ernst, Miró e Tanguy e da tutto il
surrealismo in genere. Il movimento, assai attivo in
quel periodo, rappresenta per l'artista l'unica possibilità d'imprimere sulle tele la sua immaginazione.
Abbandonato ogni impedimento legato alla razionalità, Dalì, attraverso i suoi dipinti, fa emergere le pulsioni e i desideri
inconsci mediante la loro rappresentazione attraverso immagini allucinate ed oniriche. In lui il limite e il senso della misura
sono assenti; l'uso di una notevole tecnica gli consente di esprimere la propria fantasia senza vincolo alcuno.
Nel 1929 entra a far parte del movimento surrealista e nello stesso anno dipinge
Il gioco lugubre.
Il dipinto suscita notevole sconcerto tra gli altri surrealisti per la presenza in primo piano di un uomo di spalle con le
mutande sporche di escrementi. E' il primo screzio tra Dalì e il gruppo di Breton. In questa fase, Dalì fa un largo uso
di spazi prospettici dilatati, in cui vengono inseriti molti elementi secondo combinazioni irrazionali; la deformazione diventa
un ulteriore elemento sconcertante della sua pittura. Sempre nel 1929, Dalì stringe un forte legame con
Gala Deluvina Diakonoff, moglie del poeta Paul Eluard e l'anno successivo le dedica il saggio
La femme visible,
libro che descrive il nuovo orientamento di Dalì: l'unione tra il realismo accademico e il delirio deformante, a volte
macabro. Il legame tra i due porterà Gala a divorziare dal marito e a legarsi sentimentalmente al pittore.
Nel 1931, insieme a Breton, elabora gli "oggetti surrealisti a funzione simbolica". Nonostante il suo legame con il gruppo di Breton, Dalì sviluppa un
surrealismo molto personale: ispirato a De Chirico e legato agli elementi della
psicanalisi freudiana, esso è caratterizzato da un tecnica minuziosa e fredda. Il
surrealismo è per Dalì l'unico modo per far emergere il suo inconscio, secondo il principio dell'automatismo psichico teorizzato da Breton; Dalì definisce tale automatismo "metodo paranoico-critico". La paranoia per Dalì è «una malattia mentale cronica, la cui sintomatologia più caratteristica consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza o di ambizione». Le immagini che Dalì fissa sulla tela racchiudono in sé stesse tutta la sua paranoia, il suo delirio; sono partorite da una mente dotata di una fantasia straordinaria; artificiose non possono far altro che stupire colui che guarda. L'arte di Dalì è un'arte che ha come scopo meravigliare colui che la contempla. La tecnica di Dalì è molto regolare, i contorni sono nitidi, le immagini ben chiare, dal cromatismo regolare come insegna il Rinascimento Italiano. Ma a questa regolarità, in Dalì s'associa l'effetto illusionista e la complessità che rimanda alla pomposità del barocco iberico.
Al metodo paranoico-critico si collega il concetto delle "immagini doppie", dove le figure sono combinate in modo da far apparire più cose simultaneamente. Scrive Dalí: «Attraverso un processo nettamente paranoico è possibile ottenere un'immagine doppia, rappresentazione di un oggetto che, senza la minima modificazione figurativa o anatomica, sia al tempo stesso la rappresentazione di un oggetto assolutamente diverso». A tal fine, ricordiamo
Figure paranoiche, Cigni che riflettono elefanti, Apparizione di un volto e di una fruttiera sulla spiaggia,
L'enigma senza fine.
Salvador ama rappresentare se stesso nei suoi dipinti, come si può chiaramente vedere nel dipinto
Sonno del 1937, dove raffigura una strana creatura le cui fattezze richiamano le sue.
Il pittore non viene mai riconosciuto come un ritrattista, anche se realizza un buon numero di ritratti: parenti e amici nei primi anni, signore della buona società nel periodo newyorkese.
La sua modella preferita resta la moglie Gala, una donna dalla forte personalità che a detta di molti influenza notevolmente il pittore. La donna
è spesso presente nei quadri di Dalì a rappresentare la libido, uno degli elementi del suo inconscio. L'artista se ne serve come modella per opere a sfondo religioso, composizioni figurative e immagini allegoriche semi-astratte.
Nel 1936 avviene la prima vera rottura con il gruppo di Breton dovuta al dipinto
L'enigma di Guglielmo Tell. Nel 1939, viene espulso definitivamente dal movimento surrealista per essersi rifiutato di prendere le distanze dal generale
Francisco Franco durante la Guerra Civile Spagnola. L'anno successivo, a causa della guerra mondiale, va a vivere con Gala negli Stati Uniti, a New York, dove rimane per un decennio.
Si occupa di moda e design, espone le sue opere al Museum of Modern Art insieme a
Miró e contribuisce, con il disegno delle scene, al film di Alfred Hitchcock,
Io ti salverò. Ritornato in Europa si trasferisce a Port Lligat, in Spagna, dove insieme a quella di pittore svolge molte altre attività.
Nel 1942 pubblica la sua autobiografia, La vita segreta di Salvador Dalì.
Nel 1949 collabora con Luchino Visconti occupandosi della scenografia.
Nel decennio successivo espone a Roma, a Venezia e a Washington.
Nel 1961 viene messo in scena a Venezia il Ballet de Gala, con coreografie di
Maurice Béjart.
Nel 1964 espone le sue opere a Tokyo ottenendo un notevole successo e nel 1974 inaugura a Figueres
il Teatro-Museo Dalì.
Nel 1975 cominciano i suoi problemi di salute che lo accompagneranno verso una difficile vecchiaia.
A maggio del 1978 viene nominato membro dell'Accadémie des Beaux-Artes di Parigi.
Dopo la morte di Gala nel 1982, la salute di Dalì peggiora; l'uomo decide di trasferirsi da Cadaqués alla sua casa di Pubol.
Nel maggio del 1983 dipinge La coda di rondine, suo ultimo quadro.
Nel 1984 scoppia un incendio nella sua abitazione che lo porta a trasferirsi in un alcune stanze della Torre Galatea, edificio collegato al Teatro-Museo e qui rimane, in reclusione volontaria, sino alla morte, avvenuta il 23 gennaio 1989. In rispetto alle sue volontà viene sepolto nella cripta del Teatro-Museo Dalí a Figueres. Nel suo testamento lascia allo Stato spagnolo tutte le opere e le sue proprietà.
Dati generali
| Nato il |
11 maggio 1904 a Figueres |
| Morto il |
23 gennaio 1989 a Figueres |
| Nazionalità |
Spagna |
| Influenze |
Giorgio De Chirico,
dadaismo, Ramon Pichot, cubismo |
| Corrente Artistica |
surrealismo |
| Professione |
pittore, scultore, scrittore, cineasta, designer |
Aforismi
«Il gioco degli scacchi sono io.»
«Il disegno è la sincerità nell'arte. Non ci sono possibilità di imbrogliare. O è bello o è brutto.»
«Il meno che si possa chiedere ad una scultura è che stia ferma.»
«Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto.»
«Chi oggigiorno vuole fare carriera dev'essere un po' cannibale.»
«Non dipingo un ritratto che assomiglia al modello, piuttosto è il modello che dovrebbe assomigliare al ritratto.»
«L'unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo.»
Collegamenti
Galleria
Sito
Vedi anche
Pablo Picasso, Juan Mirò, André Breton, Paul Éluard, Alfred Hitchcock, fauvismo, cubismo, surrealismo,
pittura metafisica, De Chirico, Guerra Civile Spagnola, Sigmund Freud