Home » Musica » Interviste » Albireon Dimensioni: A A A

Albireon

di nerofluo - del 11 dicembre 2006

Albireon 1) Ciao ragazzi, per prima cosa vorrei ringraziarvi per averci concesso quest'intervista. Cominciamo col chiedervi qualche notizia generica su ciò che state facendo attualmente, a livello musicale?

Siamo noi a ringraziarvi per l'interesse dimostrato nei confronti di Albireon. Ad essere sinceri stiamo lavorando a parecchie cose che vedranno la luce nei prossimi mesi, ma soprattutto siamo impegnati nelle prove per il concerto al Kanaka Cafè di Reggio Emilia previsto per il 24 Gennaio 2007. Inoltre stiamo contemporaneamente portando avanti le registrazioni per il nostro nuovo album, il 10 previsto per il 2007 in collaborazione con gli ucraini Oda Relicta che si prospetta come un lavoro sinfonico ed ambientale, ed anche alcuni progetti che saranno annunciati a breve ma che per ora non hanno ancora conferma.

2) Indaco è il titolo del vostro ultimo lavoro. Indaco come ...?

Indaco come le cicatrici dell'anima. Paradossalmente per molti l'indaco è il colore dell'illuminazione, ma nel mio immaginario è un colore legato alla sofferenza. Forse ad una sofferenza legata al crescere, al maturare attraverso le esperienze e quindi vista non solo in valenza negativa. Un dolore che lascia una traccia preziosa nell'anima, del colore del cielo.

3) Ne "La Giostra delle foglie morte" è presente una paura latente che interessa quasi ogni cosa, come una sorta di paura di vivere. C'è un modo per vincere la paura e salire sulla giostra?

Direi piuttosto che non c'è modo di scendere dalla giostra. La paura vera è che nella sua corsa vorticosa la giostra non ci permetta di cogliere le cose importanti e che ci costringa a guardare noi stessi invecchiare e perdere le foglie come alberi all'approssimarsi dell'Inverno. Ciò che sento in 'La giostra delle foglie morte' è la paura di non riuscire a vivere. Sono però anche convinto che la paura ci renda immobili ed incapaci di agire ben più di ciò che crediamo così terribile e spaventoso. In fondo la paura della morte di cui tanto si parla non è altro che la paura di non vivere in pienezza.

4) "Somewhere far from Heaven" e "Awakening dance" vedono la collaborazione di due artisti assai noti nel panorama underground. Cosa potete dirci a proposito di questa collaborazione?

Le collaborazioni con Ian Read e Sonne Hagal sono nate prima di tutto dalla stima che nutriamo per il loro operato musicale. Fire+Ice sono per me il gruppo che più di tutti ha saputo esprimere in musica concetti elevati unendo tradizioni e simboli archetipi in qualcosa capace di comunicare energie sciamaniche che vanno ben al di là  del neofolk, mentre la profonda bellezza della musica di Sonne Hagal ci ha colpito sin dai loro primi lavori. In più abbiamo avuto la fortuna di godere della loro stima e della loro amicizia, per cui preparando questo ep di nuove versioni e brani più sperimentali, abbiamo pensato che fosse il momento giusto di proporre loro di collaborare e devo dire che i risultati hanno superato ogni nostra aspettativa. Devo essere sincero: il lavoro svolto da Oliver di Sonne Hagal su Somewhere far from heaven è stato strepitoso ma avere la voce di Ian Read su un nostro brano è qualcosa che mi porterò sempre nel cuore. In più al concerto tenuto a Modena con Sonne Hagal il 29 Ottobre 2005 abbiamo avuto l'onore di avere Oliver sul palco con noi per una versione speciale di Ala di falena. Onestamente, non mi sarei mai aspettato che artisti come Ian Read e Sonne Hagal accettassero con così tanto entusiasmo e disponibilità  la nostra proposta e questo è sicuramente un valore aggiunto.

5) In "Somewhere far from Heaven" si respira una sorta di malinconico sentimento di assenza, un vuoto quasi impossibile da riempire. Che cosa significa "essere lontani dal cielo"?

Significa percepire la fragilità  della vita umana come una profonda ingiustizia. Significa chiedersi come possiamo sentirci fiamme infuse dello spirito divino se siamo legati ad una realtà  materiale che degenera e muore. In questo senso la voce di Sonne Hagal è perfetta nell'esprimere questo senso di rabbia ed impotenza.E' indubbio che il brano nasca da mie esperienze personali, comuni però alle vite di tutti.

6) L'ultimo brano di Indaco, il "Testamento dell'avvelenato", è un bel tuffo nel passato. La decisione di inserire questo brano nei vostri live e successivamente nell'ep è legata a qualcosa in particolare?

Semplicemente perchè, più che al neofolk, siamo molto legati alla musica popolare e tradizionale dell'Emilia ed in particolare alle melodie dell'appennino tosco-emiliano. Questa ballata è probabilmente il brano che amiamo di più del repertorio popolare emiliano ed è diffusa in tutta Europa in molte varianti tra cui la più famosa è probabilmente la anglosassone Ballad of Lord Randall. Noi l'abbiamo scoperta nella bellissima versione registrata dalla Piva dal carnèr ed abbiamo cercato di renderla nostra mantenendone lo spirito originale. La storia narrata nella ballata è davvero affascinante e verte su tragedie familiari come molte altre canzoni popolari. In più è anche un ricordo €œlive€ della bella serata con Sonne Hagal.

Albireon 7) I vostri lavori si presentano come eleganti connubi tra parole e musica. Quanto sono importanti le parole per gli Albireon? E' la musica che viene composta in funzione dei testi o viceversa?

Difficile spiegare a parole qualcosa di così complesso e insondabile come la creazione. Posso solo dirti che, essendo io il compositore principale, le parole e la musica nascono insieme, confuse le une nell'altra senza nessun contributo della mia volontà . Come piccoli acquerelli che si rivelano solo quando hanno raggiunto dentro di me, inconsciamente, una forma compiuta o perlomeno comprensibile. Il lavoro successivo, insieme agli altri ragazzi che in questo sono bravissimi, è quello di capire se dal materiale grezzo uscito da me, da Carlo, da Stefano o da Lorenzo è possibile ottenere un brano di Albireon. Per questo posso dirti che Albireon è pura espressione di paure, sogni, nevrosi e speranze vere perchà© subconscie e sono felice che esse trovino espressione nel nostro lavoro corale, senza però perdere la forza che avevano quando si sono manifestate.

8) Inizialmente avete composto le vostre canzoni in inglese. Da cosa è dipesa questa scelta? La voglia di far comprendere a un maggior numero possibile di persone la vostra musica, un puro gusto personale o altro?

Semplicemente sentiamo il bisogno di accettare le canzoni, nella forma che hanno nel momento in cui si manifestano. All'inizio molti brani scaturivano in inglese, però è innegabile che già  nel primo lavoro di Albireon, Le stanze del sole nero, i due brani in italiano Inquietudine ed Il sole nero avessero davvero una forza espressiva superiore. Non c'è ovviamente nessun calcolo dietro alla scelta del linguaggio poetico, anche perché siamo conosciuti all'estero forse più che in Italia per cui non c'è nessuna scelta opportunistica. Certamente il fascino della lingua italiana non ci è mai stato indifferente ma anche ora, un brano come Somewhere far from heaven è nato in inglese e non è stato possibile farne alcuna traduzione, mentre nel caso di Awakening Dance, il brano cantato da Ian Read, è la trasposizione in lingua inglese di Danza del Risveglio, precedentemente pubblicato ne Il volo insonne. In questo secondo caso la traduzione è stata praticamente immediata e credo davvero riuscita. Come vedi ogni canzone ha la sua storia ed i suoi sviluppi possibili.

9) Osservando la vostra carriera a ritroso, qual è stato il momento che ricordate con maggior piacere e quale, invece, preferireste cancellare?

Non scambiare la mia risposta per presunzione ma ogni cosa fatta ha un posto nel mio cuore e non c'è nulla che vorremmo non aver fatto. Però l'uscita del nostro primo album su Cynfeirdd, nel gennaio 2004, il concerto con Sonne Hagal nel 2005 e ricevere il Cd con la voce di Ian Read per Awakening Dance sono di certo state sensazioni piuttosto forti !

10) La vostra musica sembra, in un certo senso, immersa nel passato con un mano tesa verso il futuro. Riproporre suoni remoti in un mondo cangiante e in perenne movimento può a volte essere vista come una scelta azzardata o quanto meno non di facile attuazione. Cosa ne pensate?

Come Albireon agiamo in modo autonomo, consci del mondo che ci circonda e dal quale filtrano frammenti che arricchiscono ciò che facciamo, ma in fin dei conti l'unico mondo a cui facciamo riferimento è la nostra interiorità . Ci rivolgiamo all'esterno in un secondo momento, quando ogni scelta artistica è già  stata fatta e portata a compimento, per cui in realtà  non abbiamo scelta. Non potremmo suonare diversamente da come facciamo perché non ne siamo capaci. Albireon è una specie di maelstrom che assorbe emozioni e le restituisce in forma-canzone senza molti compromessi. Certamente ascoltiamo moltissima musica e sappiamo cosa funziona nel mercato musicale cosa no, ma noi siamo Albireon e non potremmo essere null'altro quando componiamo musica.

11) Incantesimo, contenuto nell'album Il Volo Insonne, è un brano costruito sui celebri versi tratti da "Iside" del romantico Giovanni Prati. Perchè avete scelto proprio questa poesia?

I frammenti di Giovanni Prati sono estrapolati dalla poesia omonima Incantesimo semplicemente perché il brano è un sentito ricordo di una persona scomparsa a cui quei versi erano molto cari. Diciamo pure che i versi di Incantesimo erano una delle ninnananne con cui questa persona faceva addormentare i suoi nipotini, che, una volta cresciuti, hanno creato un progetto musicale che nel suo secondo album ha inserito un brano chiamato Incantesimo per ricordarla. Questo riguarda ovviamente soprattutto me e mio fratello Lorenzo.

12) L'ultimo brano de Il Volo Insonne, "Le rose di Acrom", è dedicato a un campione dimenticato dei nostri giorni, il ciclista Marco Pantani. Perchè questa scelta?

Dimenticato direi di no. Incompreso certamente. Potrei rispondere in maniera semplicistica che eravamo appassionati fan di Marco Pantani e che il brano di pianoforte proposto da Carlo si prestava ad un suo ricordo. In realtà  non è così : la morte di Pantani mi ha suscitato una rabbia immensa, non tanto per il campione, quanto per un uomo che si lascia morire in una stanza d'albergo a 34 anni. Ho voluto immaginare che gli ultimi momenti di Pantani siano stati un volo leggero tra i suoi ricordi più belli e che possa aver dimenticato, dove si trova ora, la vergogna, la sua debolezza e la cattiveria di un mondo in cui l'errore non è permesso. Credimi, non è retorica, è solo il dispiacere di aver visto qualcuno che ti aveva insegnato a scalare le montagne più difficili rinchiudersi in se stesso fino a morirne. Di certo, l'influenza di Lo specchio nello specchio di Michael Ende è stata determinante ma la figura al centro del suo piccolo mondo è proprio Marco, anzi, con un semplice anagramma, Acrom.

13) Albireon è un nome piuttosto curioso. Cosa significa e come mai l'avete scelto?

Albireo è la stella alpha della costellazione del cigno. Ho scelto questo nome perché in un momento difficile della mia vita, nel 1998, questa stella ha significato per me la possibilità  di continuare a fare musica, la speranza nelle mie capacità  di esprimere me stesso ed una continuità  con ciò che facevo prima con The Path.

14) I vostri ultimi lavori sono pubblicati per l'etichetta francese Cynfeirdd. Viene da chiedersi come mai pubblicate all'estero pur essendo Italiani...

Molto semplicemente perché Cynfeirdd è stata l'unica etichetta a proporci qualcosa di concreto con la pubblicazione di Le stanze del sole nero nel 2004 ed aver poi successivamente continuato a credere in noi. Crediamo che uscire all'estero, per una etichetta di culto nel suo genere e distribuita in tutto il mondo, sia tutto fuorché qualcosa che ci penalizza. In più Cynfeirdd ci ha sempre lasciato la massima libertà  artistica e ci ha permesso di realizzare i nostri lavori esattamente come li abbiamo concepiti, pubblicandoli poi nei tempi e modi concordati. E credimi, queste cose che possono sembrare basilari, sono invece merce pregiata nel panorama delle labels. Siamo al terzo lavoro per Cynfeirdd e possiamo dire di trovarci più che bene.

15) In alcuni vostri brani sono presenti delle voci narranti. Come mai le avete adottate?

Adoro le voci narranti. Anzi, un domani non mi dispiacerebbe pensare ad un album parlato in stile Massimo Volume. Non c'è un particolare motivo per utilizzarle, dipende molto dalla situazione emotiva del brano. In genere evocano momenti di riflessione o anche rabbia, si pensi ad esempio a Le rose di Acrom o Somewhere far from heaven.

16) Da chi vi sentite influenzati, musicalmente parlando?

Davide : In generale dalla musica popolare emiliana, dai cantautori italiani e dal neofolk. Per cui nomi come Fire+Ice, Sol Invictus, Fabrizio De Andrè, Angelo Branduardi, Ataraxia, Sonne Hagal, Bonifica Emiliana Veneta, Canaan, CSI, Current 93. Però abbiamo ascolti decisamente più vasti che vanno dal Doom alla musica elettronica, dal dark al post-rock. Per cui un ampio spettro di sonorità  che ci influenzano, magari in modo inconscio.
Carlo : Oltre alla musica popolare e al neofolk, già  citati da Davide, e a De Andrè che considero uno dei maggiori musicisti del Novecento, credo di dovere molto a compositori come Wim Mertens o Michael Nyman.
Stefano: Vorrei ricordare anche l'aspetto sperimentale del nostro progetto. Essere svincolati dal seguire schemi o regole permette di avvalersi anche di cio' che esula dall'ambito propriamente musicale. In tal senso, penso che dobbiamo molto al cinema di Lynch: felice esempio dell'utilizzo anticonvenzionale del suono/rumore come veicolo di stati d'animo per lo spettatore.
Davide : Stefano ha introdotto il tema cinematografico e non posso esimermi dal dire che sono letteralmente estasiato di fronte ai film di Bergman, fonte inesauribile di simboli ed immagini, sogni ed incubi.

17) La veste grafica di un album, spesso sottovalutata, diventa fondamentale per orientare, a volte, la scelta. Soprattutto nei cosiddetti "acquisti a scatola chiusa". Che peso hanno le immagini nella vostra musica? E come sono nate le immagini che usate per i vostri lavori?

L'aspetto estetico di un album per noi ha lo stesso peso di musica e parole in quanto parte fondamentale dell'opera stessa. Per questo credo che scaricare la musica di Albireon, renda l'ascolto parziale e riduttivo di ciò che noi abbiamo concepito. Perdonami questa piccola nota polemica che chiudo subito ma è davvero così. Abbiamo la fortuna di collaborare con il pittore Massimo Romagnoli che è profondamente coinvolto dal nostro progetto e che crea splendide immagini a completamento della nostra musica. Le confezioni vengono attentamente curate da Massimo e da Cynfeirdd, in modo che i colori e le immagini concorrano al concept di fondo dell'opera. Come potrai facilmente immaginare nulla è casuale e nemmeno utilizzato semplicemente come involucro dell'opera. Le immagini sono parte dell'opera stessa e senza di esse mancherebbe ai nostri album qualcosa di importante. Anche per questo vorremmo in futuro realizzare un film o un concept-video.

18) Chiudiamo l'intervista chiedendovi qualcosa a proposito de "Le fiabe dei ragni funamboli" e grazie per essere stati con noi.

Devo dire innanzitutto che il titolo è provvisorio e potrebbe cambiare al procedere dei lavori. Quello che posso dire è che l'album è già  stato scritto ed è stato per metà  registrato. Siamo molto soddisfatti dell'atmosfera che stiamo ottenendo e di ciò che abbiamo scritto. Si tratta infatti di un lavoro concepito attorno ad un preciso momento della mia vita. Ricordi di infanzia legati ad un avvenimento dopo il quale niente poteva essere più come prima per me. L'album sarà  composto di ballate con una ambientazione forse più €œrock€ rispetto al passato ma anche da passaggi ambientali allucinati e minimali. Grazie infinite per la vostra attenzione e complimenti per lo splendido sito. Con riconoscenza Albireon.

Ringraziamo gli Albireon per la loro disponibilità .

Dati generali

Data di nascita: 1998
Nazionalità: Italia
Componenti: Davide Borghi, Stefano Romagnoli, Carlo Baja Guarienti, Lorenzo Borghi
Influenze: Fire+Ice, Fabrizio De Andrè, Sonne Hagal, Ataraxia, Canaan, Paradise Lost, Traditional Music of Emilia
Genere: folk, ambient, sperimentale

Discografia

Albums

Disincanto, 2001
Le Stanze del Sole Nero, 2004
Il volo Insonne, 2005

Singles & EPs

Where Free Birds Sleep, 1999
Indaco, 2006
Ahren, 2007

Collegamenti

Myspace
Sito
Recensione Indaco
Biografia

HomePage Back Stampa