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Horace Walpole, Il Castello d'Otranto

di nerofluo

Horace Walpole, Il Castello d'OtrantoIl Castello di Otranto è il primo grande romanzo gotico, un genere che riscuote molto successo nel corso del Settecento o dell'Ottocento. 
Nella prima edizione, pubblicata nel 24 dicembre 1764 dall'editore londinese Thomas Lown, il nome dell'autore non compare. L'edizione prevede solo 500 copie e reca sul frontespizio la dicitura: "The Castle of Otranto. A Gothic Story. Translated by William Marshall, Gent. from the Original Italian Onuphrio Muralto, Canon of the Church of St. Nicholas at Otranto". Il romanzo è presentato come un autentico manoscritto medievale, riguardante una storia vera. William Marshall, il traduttore del manoscritto, ovvero colui che ha curato la stesura del libro ci avverte come il manoscritto sia stato trovato nella biblioteca di una famiglia cattolica del Nord d'Inghilterra e venne stampato a Napoli nel 1529. 
Per un anno i lettori credono che il romanzo sia effettivamente la traduzione di un antico manoscritto, fino al giorno in cui Horace Walpole, visto il grande successo, pubblica una seconda edizione, l'11 aprile 1765, a cura degli editori William Bathoe e Thomas Lownds. La nuova edizione prevede un sonetto dedicato a Lady Mary Coke e la rivelazione del reale autore de Il Castello di Otranto. 
Il racconto è molto breve e permeato da un'aurea misteriosa e orrorifica al tempo stesso, che oggi, con gli innumerevoli romanzi e racconti di terrore presenti, non sortisce più alcun effetto. 
Il sentimento di terrore e d'inquietudine che avvolge il lettore è dato esclusivamente dalla presenza inspiegabile e paranormale di un gigante con l'armatura che si rivelerà  a poco a poco. Prima compare un elmo, responsabile della morte di Corrado, figlio del principe di Otranto e promesso sposo ad Isabella; poi il rumore dell'armatura e un piede che terrorizza alcuni servi del castello. Poi una mano che incombe. Una maledizione o un presagio? Non importa. Manfredo su quel trono non ci può stare e con la morte di Corrado, la profezia, secondo la quale se la stirpe di Manfredo non genererà  un figlio maschio egli perderà  il titolo nobiliare, il castello e l'intera signoria di Otranto, sembra avverarsi. Ma il principe non si arrende, fermamente convinto che quel titolo sia suo di diritto, tenta di convincere Ippolita sua moglie a concedergli il divorzio affinché possa egli stesso sposare Isabella. 
Tra sotterfugi e passaggi segreti, tra promesse e frasi non dette, tra crudeltà , avidità  e equivoci si muovono i nostri personaggi. Dal punto di vista femminile, mi colpisce la profonda devozione della donna per suo marito, devozione che è più che altro annullamento della propria personalità . Le due principesse, Ippolita e Matilda, rispettivamente moglie e figlia di Manfredo, sono il perfetto esempio di come le donne erano prive di importanza nel medioevo e dipendevano completamente dal volere del marito o padre, che esse vedevano più come una sorta di padrone che come un amorevole compagno o genitore. 
Onnipresente è anche la profonda religiosità  propria del medioevo, quando i frati o i preti erano investiti di un'importanza tale da dettare legge sottoforma di consigli. In particolare, è assai presente il terrore reverenziale nei confronti del cristianesimo, proprio di quel periodo: frequenti, infatti, sono i casi in cui il prete minaccia il castigo eterno per ottenere un dato comportamento. Nel romanzo di Walpole, il prete agisce per l'interesse universale di una giustizia che emerge lentamente, tassello dopo tassello. 
Il mio giudizio sul romanzo è positivo. Paradossalmente ero più interessata alle vicende pratiche che all'aurea di mistero che aleggia nel romanzo, la quale, appunto non riuscì a colpirmi o ad inquietarmi abbastanza. 
Da leggere tutto in una volta.

Dati Edizione Recensita

Titolo Originale The Castle of Otranto
Autore Horace Walpole
Genere letteratura gotica
Anno 2007
Editore BUR Biblioteca Universale Rizzoli
Collana I grandi romanzi
Traduzione M. Praz
Pagine 167
ISBN  

Collegamenti

Biografia di Horace Walpole



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