Introduzione al Connettivismo
di Sandro Battisti
Connettivismo è, ormai, una parte non trascurabile di storia italiana del fandom della fantascienza, vissuta soprattutto su Internet, relativamente ai primi anni di questo nuovo millennio.
Precedentemente, esistevano soltanto frammenti disaggregati d’idee in formazione, embrioni e vaghe sensibilità che, spesso, non avevano possibilità di svilupparsi
poiché tutto era affidato alla fantasia di uno o pochi altri sviluppatori (il termine informatico usato non è un caso, parlando di Connettivismo non è difficile cadere nel mondo tecnologico e digitale dello sviluppo software). Questi artigiani vagavano, nella Rete come nella realtà usuale, alla strenua ricerca di una finestra sul mondo per affermare il proprio grido, la propria sensibilità verso il futuro che doveva essere intriso non più soltanto di tecnologia e software e backup, ma anche di misticismo, di un senso d’oscurità profonda che affondava le proprie radici nelle ghost stories di inizio ‘900 e anche fine ‘800, pregne di un senso misterico che affondava, a sua volta, nell’antico mondo classico e più indietro ancora.
All’inizio del nuovo millennio, quindi, in moltitudine anonima ed eterogenea, ci si
cominciò a ritrovare alla corte di Massimo Ferrara e del suo Club G.Ho.S.T., uno dei principali luoghi di confluenza del fandom internettiano di allora. Inconsapevoli del nostro comune cammino cominciammo a tracciare prima rapporti di amicizia ramificati e poi, sempre più frequentemente, filamenti di feeling creativo comune ma, stavolta, dedicati; così, nel mentre che progetti creativi prendevano rapidamente vita e si sfasciavano con la stessa velocità , si cominciarono a discriminare i contatti, alla ricerca della scintilla definitiva. Verso la fine del 2002 strinsi i legami con Marco Milani e nacquero così, su Internet, il sito amatoriale - gestito da Milani - Domn-mistic-on (evolutosi poi nel più solido ‘Domist.net Letteratura e Pace’) e, quasi contemporaneamente e con funzione orbitante proprio attorno a Domn-mistic-on, il mio sito ufficiale – ufficiale, nel senso che conteneva e contiene tutto il materiale finito di mia produzione. Come collante a queste due realtà più o meno statiche e con funzione stavolta dinamica, sperimentale e propedeutica al futuro, nasceva poco dopo il blog Cybergoth, gestito perlopiù da me.
Ecco, l’impianto funzionale del Connettivismo era nato. Si era nella primavera del 2003 quando Giovanni De Matteo irruppe nel Club G.Ho.S.T. col suo "Notturno n° 23"; subito fu aggregato nell’organico del blog
perché le sue sensibilità riconducibili al buon Sterling della "Matrice spezzata", oltre che al retroterra emozionale e percettivo descritto all’inizio di questa postfazione, erano irresistibili e chiare.
Da allora, il nome del blog Cybergoth e dei suoi redattori cominciò a correre in Rete; in quanto luogo di sperimentazione presto
maturò l’esigenza di guardare oltre. Io e De Matteo cominciammo a confrontarci sugli obiettivi da raggiungere, sul concepire la nuova frontiera che doveva definirsi per mantenere alto il livello sperimentale del blog e della nostra poetica. Era l’autunno del 2003 e, improvvisamente, prese forma per iniziativa di De Matteo il Manifesto del Connettivismo, in una forma non troppo embrionale rispetto a quella definitiva; ma era presto, non si era pronti alla diffusione e, soprattutto, non eravamo pronti all’adesione nemmeno noi. Fu deciso di tenere il Manifesto in stand-by ma, al contempo, De Matteo
fondò il blog Junction con lo scopo preciso di farlo funzionare come ulteriore attrattore caotico verso il germe connettivista; si attendeva, così, che le sperimentazioni di scrittura si evolvessero verso un punto qualsiasi, come se un fiore dovesse prima o poi sbocciare, senza averne nemmeno la sicurezza.
Il momento venne un anno dopo, quasi casualmente. Rilessi per caso il Manifesto ed ebbi la folgorazione dell’esattezza delle visioni di De Matteo; era necessario andare oltre il cybergoth per definire non solo la parte tenebrosa del nuovo mondo, ma anche tutto il resto. Eravamo diventati coscienti, nel frattempo, di avere ereditato empaticamente germi del Cubofuturismo russo tramite il completo distacco dalle formule poetiche del passato, con la volontà di una rivoluzione lessicale e sintattica; ma si era eredi, anche, dei Crepuscolari, laddove si avvertiva la crisi spirituale del tempo attuale come un crepuscolo nell’imminenza del tramonto, e dell’Ermetismo, per via dell'oscurità e dell'indecifrabilità della nuova poesia, difficile in confronto alle chiare strutture della poesia classica, in una persecuzione d’intenti che doveva portare alla libertà non solo dalle forme metriche e retoriche tradizionali, ma anche da ogni finalità pratica didascalica e celebrativa. Anche il
Surrealismo era diventato il padre del Connettivismo, soprattutto nei tratti della sua costante ricerca di una realtà superiore così da giungere a una trasformazione delle immagini, che abitualmente siamo abituati a vedere in base al senso comune, in altre immagini che possano trasmettere l’idea di un diverso ordine della realtà .
Ultima - ma non ultima - la paternità del Futurismo si agitava sul nuovo movimento: qualcosa di italiano, prima di tutto, come il Connettivismo nella sua genesi e nel suo tentativo di organizzare la sfilacciata scena della Fantascienza (italiana), forse davvero l’unica branca artistica in grado di incarnare attualmente il concetto d’avanguardia. E poi, Futurismo per la smania di esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico (anche se, per quanto ci riguarda, parzialmente contro), la velocità contro la stasi, in un’esaltazione della modernità che passa anche tramite la ridefinizione dei canoni estetici, prescindendo dai deliri bellici e politici che il futurismo si è poi fatalmente portato appresso durante il ventennio fascista.
Il tutto si mescolava, come in un magico crogiuolo, col Cyberpunk che aveva scosso e destato le coscienze degli anni ’80, che aveva dato le coordinate verso cui il mondo si sarebbe mosso, con ogni probabilità , nei venti anni successivi; il Connettivismo si distanziava
però da esso, al contempo, con una proporzione che suonava come “Connettivismo che sta al Cyberpunk così come il Romanticismo sta all’Illuminismo”: era come aprire gli occhi non più sul mondo bensì sull’anima. A noi connettivisti premeva, così - improvvisamente e fortemente, come se fossimo stati folgorati dalla nostra stessa visione – dare i punti nodali di un movimento, spesso definito rozzamente e con una punta di mancata conoscenza, come “del post-cyberpunk”: si cominciava, così, a parlare di un mondo in cui le sensibilità si stavano connettendo in un modo inedito grazie alla Rete e alla tendenza al postumanismo – forse l’unico vero legame che il Connettivismo ha col Cyberpunk – e anche attraverso le sensibilità espresse nel passato della storia umana, tramite le ultime discipline matematiche (su tutte, quella del caos), della fisica quantistica
nonché delle scienze umanistiche che hanno imperversato durante tutto l’arco storico conosciuto.
Da allora è successo quasi di tutto; il Connettivismo è uscito su carta con la rivista trimestrale NeXT, e si è presentato al mondo con un'antologia, con dei fumetti; le richieste di collaborazione ricevute e date si sono moltiplicate a dismisura, si organizzano programmi radio musicali e non, si partecipa a reading, si allestiscono convention connettiviste, si pensa alla TV e si guarda al mondo del cinema dopo aver realizzato un cortometraggio che ha spalancato la nostra fame dell'ottava arte - il primo cortometraggio connettivista, "La trentunesima ora", è stato realizzato grazie anche alla preziosa e insostituibile opera di Francesco Cortonesi della Filmhorror.com, altro figlio prediletto di Ferrara e del suo Club G.Ho.S.T.
Così, sono pronte ora altre sceneggiature, altri clip da realizzare, mentre la comunità connettivista si allarga come un'infezione (i membri, al momento, sono circa una trentina): a naso e istintivamente dico, dimenticando sicuramente qualcuno, Gianluca "Kremo" Baroncini (che si è aggiunto praticamente da subito - la sua Nazione Oscura è casualmente nata la stessa notte del Connettivismo), Marco "Antares666" Moretti, Domenico "7di9" Mastropasqua, Giorgio Messina, Umberto "Ubi" Bertani, Umberto "2x0" Pace, Fernando "BlackHoleSun" Fazzari, Michele "DottoreInNiente" Nigro, Alex "Logos" Tonelli, Simone "AbateDegliStolti" Conti, Mauro "Dixit" Cancian, Roberto "ro" Furlani, Daniele Cascone, Francesco D’iIsa e tanti altri che sono lì, a sbirciare e assorbire le vibrazioni che salgono dal nuovo portale del Movimento – www.next.station.org.
Manifesto
Siamo i Custodi della Percezione, i Guardiani degli Angeli Caduti in
Fiamme dal Cielo,
Lupi Siderali. Un gruppo di liberi pensatori indipendenti.
Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere.
Questo è il nostro manifesto.
1. Canteremo la resurrezione dell'anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime a un ordine superiore di conoscenza.
2. Il deragliamento dei sensi, le corrispondenze analogiche e la rottura del controllo saranno gli strumenti fondamentali della nostra ricerca.
3. Noi vogliamo scavare a fondo nelle carni dell'universo, penetrare sotto l'epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l'immagine e l'equazione sono i virus che trasportano la nostra infezione.
4. Noi crediamo che il mistero dell'universo è codificato in una chiave inafferrabile e indistruttibile: l'ologramma. Il principio olografico, il modello olonomico della mente e l'olomovimento: dalla struttura della realtà ai nostri schemi di senso la percezione conosce un solo paradigma, che racchiude le istanze della relatività e dell'indeterminazione.
5. L'ordine esplicito dischiuso al senso è solo l'immagine proiettata di un ordine implicito irraggiungibile. Non basta dissecare il mondo per svelare la verità che nasconde. Occorre risalire il fascio di luce fino alla pellicola per comprendere da dove proviene l'immagine che vediamo. Vogliamo rimontare il flusso fino a toccare la sorgente che inganna la percezione e staccare la luce: solo così solleveremo il velo.
6. Ci abbandoniamo al riflusso pronti a catturare l'onda irrequieta del tempo. Sulle spiagge del futuro ascoltiamo la voce dei morti e la musica che emerge da tutte le cose del mondo: il nostro sogno è un rituale di negromanzia quantistica.
7. Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l'illusione del mondo virtuale e l'inganno del mondo reale. Scorriamo i sentieri eterei della rete, navighiamo nell'oceano dell'informazione, siamo impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà . Siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti ioniche del vento solare, ombre che cantano alla notte per ascoltare l'eco delle voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell'informazione, ci lasciamo guidare da spettri e percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi. Siamo quelli che sostano all'ombra degli alberi, in ascolto del loro respiro avvolgente. E quando dormiamo, esploriamo le Terre del Sogno.
8. Non abbiamo nomi. Il nostro vero nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell'universo, un segnale immerso nel rumore bianco della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.
9. Noi siamo rabdomanti cibernetici. Ricerchiamo le connessioni segrete che custodiscono il significato e lo spirito di tutte le cose. Siamo decifratori e vogliamo scardinare il flusso di tutte le cose, risolvere il tempo nella sovrapposizione concorrente degli eventi.
10. Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell'archeologia postindustriale, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, le strade dei briganti, la morbida geometria dei corpi, il silenzio attinico di stanze d'albergo abbandonate, la carica sensuale della promiscuità tecnologica, il caos, le stelle, i pianeti deserti, le sonde lanciate verso la notte, la musica radiante di quasar morte, la tenebra metafisica di un orizzonte degli eventi, la connessione neurale. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri di stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Siamo antenne puntate nel vuoto, variabili impazzite, violini male accordati, cronoscopi fuori fuoco. Inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo, usando antichi percorsi mistici. Viviamo nella connessione e siamo protesi verso il futuro. Per questo
noi saremo tutto!
Collegamenti
Sito
Blog