Philip Pullman, Il conte Karlstein
di 7di9 - inserito il 20 agosto 2007
In un villaggio della svizzera ottocentesca, da tempo si narra della leggenda del demone cacciatore Zamiel, colui che durante la vigilia del giorno dei Morti di ogni anno reclama vittime umane per placare la sua sete di morte. Pronunciare il suo nome è sinonimo di sventura.
Il conte Karlstein, avido e cinico aristocratico del luogo, e non si sa per quali ragioni designato dal demone come sua prossima vittima, ha deciso di sacrificare le sue due giovani nipotine, Lucy e Charlotte, orfane di entrambi i genitori, a Zamiel stesso,
affinché quest'ultimo possa risparmiare la sua vita. Riusciranno la giovane domestica Hildi, suo fratello Peter e la risoluta insegnante di origine inglese delle due orfanelle Miss Augusta Davenport ad evitare la tragedia?
"Il Conte Karlstein" nasce come libro per ragazzi. Nonostante questo, la sua lettura risulta particolarmente adatta per tutti coloro che sanno apprezzare una scrittura elegante e colta, oltre che un intreccio elaborato in maniera del tutto anticonvenzionale, secondo schemi che si possono definire in qualunque maniera ma non certamente classici, da un autore innovativo e originale in grado di fondere sapientemente sofisticatezza sintattica e scorrevolezza.
La narrazione è intessuta in maniera elegante, ricca di invenzioni linguistiche, mai troppo complesse per un giovane lettore,
né tanto meno deludenti per coloro che in quanto esperti, dovessero risultare maggiormente esigenti in termini stilistici. La storia si apre con una breve introduzione, narrata in prima persona dalla giovane domestica del conte Karlstein, Hildi, la quale poi è anche narratrice in prima persona dei capitoli successivi del romanzo, antefatto alla sezione collettiva, vero pilastro portante dell'intero libro. In questa seconda parte l'autore lega ogni capitolo ad un personaggio, permettendo così al lettore di visualizzare gli eventi riguardanti le sorelline Lucy e Charlotte da molteplici punti di vista: quello di Lucy, di Charlotte, di Hildi, di miss Augusta Davenport, di Max Grindoff (fido aiutante del dottor Cadaverezzi, affascinante quanto furbo ciarlatano giunto al villaggio per proporre il suo spettacolo di magia) e del sergente di polizia Joseph Snitsch. Ecco un esempio a dimostrazione della facilità con la quale l'autore a un tempo tratteggia il carattere e lo stile espressivo dei personaggi, in questo caso dell'insegnante Augusta Davenport:
"[...] allora, come adesso, fui in grado di trovare conforto al pensiero che una gentildonna inglese puಠergersi al di sopra di ogni circostanza potendo contare sull'intelligenza
e su una pistola carica. Ero in possesso di entrambe le risorse; infilando la
seconda nel manicotto, partii per trovare un luogo tranquillo dove esercitare la
prima."
Risulterà semplice e interessante per il lettore notare le differenze di linguaggio che rendono i vari registri espositivi l'uno diverso dall'altro: dal tono ingenuo ma erudito delle due orfanelle Lucy e Charlotte, a quello maturo ma ancora acerbo di Hildi, al linguaggio colto e piuttosto barocco di Miss Davenport, fino al linguaggio formale e burocratico
- anche se fortemente intriso di ironia dall'autore - utilizzato dall'agente Snitsch nel suo rapporto di polizia. I personaggi sono delineati con semplicità e chiarezza espositiva, per mezzo di pochi tratti ben definiti, ciascuno permeato di sottili sfumature sia di taglio psicologico che di taglio estetico. Nulla è lasciato al caso. L'autore è estraneo alla storia, sono gli stessi personaggi a raccontarsi, emergendo in questo modo come figure reali, tangibili. Per questo motivo, ma anche
perché il romanzo è destinato ad un pubblico vario e diversificato, sia sul piano dell'età che su quello culturale, le osservazioni e i giudizi espressi dai personaggi, soprattutto quando si tratta di giovani adolescenti, sono spesso ironici e spensierati, seppure attraversati da una giusta e perfettamente equilibrata dose di timori, paure e malinconia, perfettamente coerente con l'atmosfera della storia, tendenzialmente rivolta al gotico e al romanzo horror ottocentesco. Il ritmo dell'azione risulta notevolmente elevato, così come alta è la drammaticità delle situazioni narrate. La suspense è ben dosata, al pari dell'inquietudine e della paura. Ma si tratta pur sempre di paure e timori che non scadono nell'horror tipicamente fisico; basti pensare ad una certa letteratura, o ad un certo cinema di genere, che predilige l'estetica dell'orrore all'idea stessa di orrore, quella in grado di demolire anche gli spiriti più forti: ne Il conte Karlstein i disagi giungono dalle vite stesse dei personaggi, dai loro problemi, dalle sensazioni, e dal non visto, o dall'appena percepibile, quando si tratta di narrare di eventi che sfociano nel fantastico. Dopotutto si tratta di una storia di fantasmi e non di sangue, e per questo di un intreccio condito con tutti gli elementi tipici del genere: eroi coraggiosi, audaci eroine, giovani orfani in pericolo, avidi zii affamati di eredità destinate ad eredi perduti, spiriti notturni e fenomeni paranormali delle più varie tipologie, veritieri e non.
In definitiva un libro accattivante, un dramma fantastico consigliato soprattutto a coloro che aspirano ad una lettura piacevole e spensierata ma allo stesso tempo stilisticamente alta e appagante, o a coloro che invece desiderano immergersi in una lezione sull'horror classico, parodiato ironicamente, ma sempre con grande rispetto ed erudizione, con elementi e prospettive linguistiche prettamente moderni; una storia da leggere sotto le coperte, possibilmente alla flebile luce di una candela.
Dati Edizione Recensita
| Titolo Originale |
Count Karlstein |
| Autore |
Philip Pullman |
| Genere |
letteratura per ragazzi |
| Anno |
2003 |
| Editore |
Salani |
| Traduzione |
A. Pieretti |
| Pagine |
249 |
| ISBN |
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