David Lynch, Inland Empire
di EverTrip - scritto il
05 luglio 2008
Il signor
Lynch ha una luuuunga e gloriosa storia cinematografica, nessuno lo mette in dubbio. Ma stavolta, almeno a quanto dicono
la maggior parte dei critici, ha osato troppo.
INLAND EMPIRE (L’impero della mente) rappresenta per molti un brutto scivolone, lungo, noioso, incomprensibile, nella carriera
del regista. Leggendo qua e là, ho trovato solo commenti negativi (eccettuando un paio di fan sfegatati) nei confronti dell’ultimo
parto Lynchiano. Avrei due parole da dire, però, in proposito: a me non ha fatto una brutta impressione. Oddio, la lunghezza eccessiva
di deliri (3 ore) metterebbe KO chiunque. Chiunque voglia sbrogliare una trama, ovvio. Come se “Nostra signora dei turchi”
di Carmelo Bene debba necessariamente narrare qualcosa. Come se i film di Franco Battiato debbano essere letti nel classico ordine
cronologico o logico.
A mio avviso, a fronte di questi pochi esempi, Inland Empire non può essere da meno. Stiamo parlando di un flusso psichico, non di una trama nella quale cercare buono, cattivo, aiutante e conclusione. No. Il titolo del film te lo spiega benissimo: “IMPERO DELLA MENTE”. Questo voler stuzzicare lo spettatore con bozze di trama non deve costituire un invito a comprendere l’opera, quanto a soffermarsi sulle immagini, sui dialoghi, come se si fosse in trance. E, anche volendo cercarvi un senso, vi sembra poi così assurdo interpretare determinate scene (non dialoghi, solo situazioni) come simbologie della mente della protagonista Nikki (Laura Dern)? Nella prima parte è una donna tranquilla, un’attrice. Poi ha una relazione con un suo collega, ed essendo sposata si sente in colpa, talmente in colpa da immaginarsi come una prostituta, una donnaccia, probabilmente a fronte di un trauma familiare (magari rappresentato dalla famigliola di asini) amplifica enormemente il senso di colpa. La straniera all’inizio? Un parallelismo. Un’analogia che rafforza l’idea che la protagonista ha di sé, senza che abbia necessariamente un senso completo.
Senza contare che il momento esatto in cui la trama inizia a stravolgersi del tutto combacia con la scena dove il regista e il suo collega vedono una persona muoversi fra una casa delle scenografie.
Dopodichè Nikki ci capita dentro qualche scena dopo. Non riesce ad uscirne. Vi dice nulla? La casa come corpo, prigionia del pensiero…? Parvenza dietro la quale si cela la vera personalità.
E’ da quel punto che diventa un vero viaggio psicologico, che passa in rassegna una serie di immagini legate all’anima della donna. La sua opinione di sé degenera sempre di più, fino a mettere in luce una specie di misandria, ma anche un notevole coraggio. Interpretazione brillante della Dern, che ha stravolto totalmente la sua immagine di donna indifesa, estraendo dalle profondità misteriose della psiche, una pericolosa valchiria moderna.
Chiaramente questa è una mia interpretazione totalmente personale, non intendo imporre né oggettivare alcunché delle mie speculazioni sulle simbologie adottate dal cinema psicologico di
Lynch. Solo, trovate Mulholland Drive un capolavoro perché ci avete trovato un senso, per quale motivo con L’Impero della Mente voi criticoni siete così reticenti? Perché dura troppo? O perché stavolta non riuscite a sbrogliare una matassa stavolta avviluppata sapientemente? Perché un paio di parrucche azzurre rappresentano un suicidio d’amore mentre una prostituta polacca “liberata” non vi comunica niente?
La verità è che quando un regista insiste con gli stessi strumenti e calca la mano, diventa noioso al pubblico. Ma da qui a dire che è incomprensibile perché ci si è stancati di capirlo, beh…
Dati Film Recensito
| Titolo Originale |
Inland Empire |
| Regia |
David Lynch |
| Anno |
2006 |
| Genere |
drammatico |
| Durata |
172 minuti |
| Produzione |
Studio Canal |
| Distribuzione |
BIM |
| Nazione |
Usa/Polonia/Francia |
| Attori |
Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dead Stanton, Julia
Ormond |
Collegamenti
Biografia di
David Lynch
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David Lynch
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