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Shirley Jackson, La Lotteria

di 7di9 - inserito il 20 agosto 2007

Shirley Jackson, La lotteriaLa lotteria è una raccolta di racconti brevi della scrittrice americana Shirley Jackson. Un condensato di orrore quotidiano che ammicca al metafisico, pur non affrontandolo direttamente.
Shirley Jackson è un’autrice ammirata da molti degli autori della letteratura americana moderna, tra i quali Chuck Palahniuk – che ne apprezza soprattutto la carica satirica – e lo stesso maestro dell’orrore Stephen King, secondo il quale le opere della Jackson sono veri e propri classici del terrore, poiché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.
L’edizione della casa editrice Adelphi qui recensita presenta quattro storie brevi autoconclusive, tutte pubblicate tra il 1944 e il 1949.

La lotteria

La lotteria è il manifesto ideologico del libro. Racchiude infatti un distillato di tutti gli elementi che poi appariranno – in forme diverse – nelle altre storie: il male, inteso quasi come un’entità  strisciante, invisibile ma sempre presente; l’ipocrisia degli uomini, nelle sue infinite sfaccettature; e infine la precarietà  dell’esistenza, quest’ultima interpretata dall’autrice come un abominevole gioco di specchi, all’interno del quale nessuno è in grado di orientarsi.
Ci troviamo in un piccolo paese della provincia americana: trecento anime. Caratteristica del luogo è una non meglio specificata lotteria, che si svolge ogni anno, e che non sembra attirare le simpatie degli abitanti…
L’incipit è idilliaco, con personaggi spensierati, e che non lasciano trapelare nemmeno una goccia di inquietudine… ma nemmeno di gioia. Tutti loro sono come mentalmente combattuti, incerti sul da farsi, quasi fossero stati condannati a vagare per sempre nei campi cinerei di un limbo dantesco.
I paragrafi scorrono rapidi; l’autrice si limita a raccontare in maniera obiettiva, senza interventi superflui, lasciando emergere lentamente gli ingredienti che costituiranno poi l’humus della rivelazione finale.
La lotteria è un racconto breve sulla decostruzione, e sulle infinite possibilità  che la realtà  – leggi la volontà  umana – è in grado di nascondere abilmente sotto il velo dell’apparenza.
Un racconto eccellente, dal ritmo perfetto, e il cui intreccio è intessuto con saggezza e dovizia narrativa. Man mano che la lettura procede, il desiderio di conoscere la natura del premio destinato ai vincitori della lotteria scorre parallelo al timore di dover assistere alla manifestazione dei propri timori, che in ogni sguardo o pensiero dei cittadini trovano motivo per pulsare con sempre maggiore convinzione.
Questo racconto è decisamente un piccolo capolavoro della letteratura gotica. Al tempo della pubblicazione – il lontano 1948 – La lotteria fece gridare allo scandalo, in quanto riuscì a confondere abilmente il proprio contenuto fantastico con le immagini stereotipate degli ambienti pastorali della provincia americana, generando un dardo dai non troppo velati contorni satirici – fino a che punto la grettezza umana è disposta a spingersi pur di nascondere gli orrori della quotidianità  e preservare la propria misera sopravvivenza, affogata ormai da tempo nelle paludi della tradizione?
Da leggere dopo una dose di sana disillusione.

Lo sposo

Il titolo originale di questo racconto breve è The daemon lover.
L’io narrante è rappresentato da una giovane donna di trentaquattro anni, il cui amante sparisce misteriosamente nel giorno del loro matrimonio.
Le prime immagini sono di prevedibile felicità . La promessa sposa è impegnata nella scelta dell’abito. Ma il tempo passa, e del suo fidanzato nessuna traccia. Comincia così una ricerca disperata, tra giornalai irrispettosi e fiorai con la memoria corta. Indizio dopo indizio, la donna si avvicina sempre di più al suo promesso, ma non è tutto oro ciò che luccica…
In questo racconto Shirley Jackson pone l’attenzione sui dialoghi che la promessa sposa instaura con i passanti, che nonostante le poche battute, riescono a trasmettere l’anima ipocrita di ciascuno degli interlocutori: la conversazione diviene così un piccolo laboratorio dal quale si evince la considerazione che la popolazione del paese ha della donna. Ora trattata con sufficienza, ora presa letteralmente in giro; si potrebbe quasi dire che l’abbandono da parte dello sposo costituisca il male minore. Attraverso il profondo divario che separa il “detto” dal “pensato” l’autrice crea uno spaccato semplice ma nitido della psicologia umana.
Dopo La lotteria dunque, un altro mirabile esempio di indagine del vivere in società .
Il finale è piuttosto angosciante, forse prevedibile, ma sicuramente capace di veicolare dosi massicce di inquietudine pura, di orrore che seppure privo di elementi fantastici – anche se non ne potremo mai essere del tutto sicuri – spinge la mente a ricercare quasi naturalmente ragioni nel mondo degli incubi, oltre la fenomenologia degli eventi visibili.

Il colloquio

Il colloquio è ambientato tra le pareti di un studio medico. Si tratta di una storia brevissima – quasi un soggetto – che affronta il tema dell’alienazione.
Una donna è convinta che suo marito sia schizofrenico, e cerca in tutti i modi di dimostrarlo, raccontando al medico i piccoli casi di quotidiana follia che da giorni sconvolgono i suoi rapporti domestici.
Ancora una volta l’autrice gioca con le prospettive: ciò che sembra – il narrato – scivola verso l’inevitabile ribaltamento, facendo emergere la spiazzante quanto disincantata rivelazione finale.
La storia è sorretta da un indiscutibile mestiere, ed è ben narrata, nonostante la brevità  e lo scarso approfondimento psicologico.
Una vicenda da ingoiare ad occhi chiusi, come se si trattasse di una pasticca dal sapore amaro.

Il fantoccio

Si chiude con Il fantoccio questa breve antologia di racconti di Shirley Jackson.
Due donne mature si recano in un ristorante piuttosto costoso, discutendo del più e del meno. Nel frattempo nel locale si esibisce un ventriloquo, in compagnia del suo pupazzo di legno – il fantoccio del titolo. Non succede nulla di rilevante, tranne che nel finale, nel corso del quale il pupazzo di legno sembra quasi rinnegare le sue origini… verità  o semplice effetto ottico?
Il fantoccio è sicuramente il racconto meno riuscito di questa silloge. Ricorda vagamente le atmosfere di Joyce e del suo Gente di Dublino: narrazione statica, che è quasi mero pretesto per mettere a nudo i pensieri, le illusioni e i desideri dei personaggi dinanzi all’immobilità  – sociale e materiale – del quotidiano. Se non fosse per l’elemento di palese ambiguità  inserito nelle frazioni finali del racconto, Il fantoccio potrebbe tranquillamente essere considerato un lavoro incompiuto, privo di alcuno svolgimento. L’impressione finale non è del tutto positiva. Occasione mancata.

Una piccola nota negativa all’edizione curata dall’Adelphi. Nonostante l’ottima traduzione, il libello manca di un qualsiasi apparato critico, e il numero di pagine – esiguo – non giustifica il prezzo. Un seppur minimo intervento critico avrebbe giovato alla riuscita della raccolta, che per di più risulta orrendamente monca di una serie di altri splendidi racconti dell’autrice. Una collezione più ampia e completa è stata comunque precedentemente pubblicata nel ’91 con il titolo Così dolce, così innocente, sotto l’egida della Mondadori. Si spera in una riedizione completa della narrativa breve di questa autrice, ormai unanimemente considerata come la regina della letteratura gotica americana, ma che in Italia non ha ancora ricevuto l’attenzione che si merita.

Dati Libro

Autore: Shirley Jackson
Genere: horror
Anno: 1944/49
Editore: Edizioni Adelphi

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