La Mamoynia
di nerofluo e SuicideDoll -
del 27 settembre 2006
1) Ciao Giuseppe e grazie per la vostra disponibilità a concederci quest'intervista e benvenuti su Realdarkdream. Cominciamo col chiedervi quali sentimenti, idee, obiettivi c'erano e ci sono tutt'ora alla base del vostro progetto musicale?
Ciao e grazie a te per questa intervista. Quando abbiamo iniziato a fare musica non sapevamo dove saremmo arrivati (e anche adesso non lo sappiamo). Abbiamo di certo pensato di fare qualcosa di diverso, arrivavamo da diverse esperienze e volevamo provare a realizzare quello che avevamo in testa. Poi il progetto ha iniziato a variare e a stabilizzasi. La forma è cambiata ma la sostanza no. I nostri testi, le nostre convinzioni, il nostro approccio grafico e musicale non è cambiato. Per noi è un'ossessione il senso di solitudine che si prova oggi, circondati da milioni di persone. Questo è il tema primario che cerchiamo di affrontare nei nostri brani.
2) Il nome del vostro gruppo è piuttosto singolare. Perchè avete scelto questo nome? C'è un significato particolare dietro ad esso?
"Mamoynia" è una parola greca che indica una specie di insetti che si ciba di frutta marcia. Abbiamo scelto questo nome, oltre che per il suono che ci piaceva, anche per il suo significato. Crediamo possa rappresentare la nostra musica poichè prendiamo elementi stilistici del passato che ai più potrebbero sembrare ormai inutili e li eleggiamo a nostra fonte ispiratrice per i pezzi che componiamo.
3) A un certo punto della vostra carriera musicale, avete deciso di dar vita alla Die Kraft Durch Die Form; dietro la sua creazione c'è il bisogno di una maggiore libertà ... oppure, qualcos'altro?
Sin da subito abbiamo stabilito che i nostri lavori sarebbero usciti in maniera autonoma, con i nostri tempi, senza pressioni. Questo ha portato a creare la "Die Kraft durch die Form Records", subito prima dell'uscita di "Ola gri". Sotto questa etichetta abbiamo poi prodotto alcuni lavori dei progetti paralleli ai
La Mamoynia (Träge
Zellen and Ømäl) e anche alcuni lavori punk. La nostra è un'etichetta ultra underground e quindi questo significa pochi soldi, zero distribuzione, ma anche estrema libertà di esposizione. Naturalmente anche il cd a cui stiamo lavorando uscirà per la Die Kraft.
4) Per quanto riguarda la musica elettronica, l'Italia, non regge il confronto con i paesi esteri: siamo un paese troppo legato a realtà commerciali ampiamente pubblicizzate e spesso storciamo il naso di fronte alla cosiddetta musica underground. Cosa ne pensate del livello musicale in Italia? E' stato semplice far conoscere la vostra musica o avete incontrato delle difficoltà ?
Non è che in Italia manchino le proposte valide, anzi ce ne sono parecchie, e
accarezzano un po' tutte le sfaccettature del mondo dark, non solo quella legata
allo stile di musica dei
La Mamoynia. Tuttavia c'è una grave carenza di strade per farsi ascoltare e conoscere "realmente". "Realmente" inteso escludendo le vie telematiche. Mancano i posti dove suonare dal vivo e quelli che ci sono sono piagati dall'atteggiamento dei soliti che aspettano incredibilmente fuori dal locale che il concerto sia finito. Un atteggiamento stupido e irritante che blocca mortalmente tutta la scena. Per fortuna abbiamo avuto la prova che non dappertutto è così, e, ad esempio in Toscana, le cose sembrano andare meglio, dato che nelle volte in cui abbiamo suonato li abbiamo notato l'attenzione e la partecipazione che mancano invece da altre parti.
Non denigriamo le nuove forme per far conoscere la propria musica via internet, anzi, portali come My Space a cui siamo iscritti sono davvero di un'utilità enorme, rapportati anche al numero di persone che si possono raggiungere, ma tutto è inutile se poi non viene concretizzato con dei concerti e con il contatto fisico tra noi e chi ci ascolta.
5) Dal 1999 ad oggi vi siete esibiti sia in Italia che all'estero e avete potuto testare la differenza tra diversi paesi. Avete riscontrato una rilevante disparità tra l'Italia e l'estero, per quanto riguarda il pubblico e le reazioni nei vostri confronti?
Suonare all'estero è sempre un'altra cosa. La vera differenza non è nella presenza di tanto pubblico o meno, e non è neppure una questione di "essere di bocca buona", ma è l'interesse e la curiosità che c'è per chi in quel momento è sul palco per proporre della musica che crea la differenza abissale. Nei nostri concerti in Svizzera e Germania siamo sempre stati sorpresi positivamente da questo atteggiamento di apertura, che incide sempre notevolmente sulla qualità di una performance. Come già detto prima, in Italia, tolto qualche isola felice, siamo completamente fuori strada.
6) Fin dall'inizio della vostra esperienza con i
La Mamoynia, la sperimentazione sonora è stata sempre un elemento molto presente. Durante gli anni, quanta importanza ha avuto per voi il fattore sperimentazione? Come si è evoluto nel corso degli anni, tenendo presente che il vostro non è uno stile ben fisso in determinati parametri?
Nel 1999, quando abbiamo iniziato eravamo davvero più radicali, per via dell'uso di 3 bassi. La nostra proposta era sì radicale, ma anche confusa, senza una direzione precisa, ed era un modo di lavoro che non ci avrebbe portato da nessuna parte. Ma l'introduzione di nuovi strumenti e suoni e nuovi modi di lavoro non è successo come cosa programmata. E' stato un qualcosa uscito man mano che sentivamo la necessità di nuovi elementi per esprimere quello che sentivamo, e anche al presente, sebbene ci dia buoni risultati, non è detto che si cambi ancora.
7) Quali sono gli artisti che hanno segnato la vostra vita e quindi, successivamente, la vostra musica?
A questa questione credo che ognuno di noi potrebbe dare una diversa risposta, dovuta alle differenti influenze che abbiamo, ma sicuramente ci sono gruppi più significativi di altri. Amiamo le ritmiche seriali e ossessive dei DAF, il glaciale suono elettronico dei Kraftwerk, l'energia di molta NDW come Malaria!, Liaisons Dangereuses e Fehlfarben, la decadenza futurista di Front 242 e Die Form, la poetica dei The Sound, il senso di isolamento dei Joy Division e naturalmente i nostri padri spirituali
Einsturzende Neubauten, per ogni singola nota che hanno registrato.
8) I cambiamenti di line up, il tempo trascorso dal primo ep all'ultimo album, le varie esperienze, hanno determinato cambiamenti nella vostra musica con l'andare del tempo? In merito a cosa?
E' naturale che con il solo scorrere del tempo si cambia, e l'attività di un gruppo non
può togliersi da questo meccanismo. Il cambio di lineup in questo senso non è stato più di tanto determinante, in quanto ha solo contribuito a solidificare una situazione ed uno stile non chitarristico, che già avevamo da tempo. Ha creato qualche disguido pratico, in quanto la defezione del chitarrista è avvenuta a registrazioni di "Mono Ego" inoltrate. Tutto il resto contribuisce a un cambiamento continuo, in aggiunta alla critiche positive e negative, e alla possibilità di suonare su palchi diversi in situazioni diverse, in Italia e all'estero, dove si crea quel confronto costruttivo che accompagna la crescita di un gruppo come il nostro.
9) Prendendo in considerazione sia gli album, che i singoli/ep, quale, tra di essi, vi rappresenta in maggior misura e sentite più vostro?
Difficile rispondere a questa domanda. Ogni singolo brano che abbiamo scritto evoca in noi dei ricordi e delle situazioni. E' naturale che i vecchi brani abbiano per noi un sapore di nostalgia, anche se li consideriamo alla pari di quelli nuovi, che hanno
però a loro favore la freschezza di una composizione appena registrata. Senza fare una lista delle nostre favorite ti possiamo
però dire che ogni album ha dei pezzi secondo noi molto validi e rappresentativi e altri meno. Il primo ep come l'ultimo full lenght.
10) Dopo l'album omonimo del 2004 esce, l'anno successivo, Mono Ego. Com'è stato accolto?
"Mono Ego" è stato accolto molto bene dalla critica e da chi l'ha ascoltato. Soprattutto ci ha fatto piacere che in generale sia stata sottolineata una maggiore maturità ed un crescita rispetto al primo album. I mezzi di produzione sono sempre quelli, tuttavia ci siamo impegnati a fondo per fare meglio. Sappiamo che molta strada ancora si
può fare per migliorare (non ultimo l'aspetto puramente tecnico qualitativo), ma critiche positive in questo senso ci aiutano a farlo. Anche i pezzi contenuti in "Mono Ego" sono stati accolti molto bene da radio, djs e compilation. Tra tutti crediamo possiamo indicare "Ich bin Niemand", "Nightmares I'm hiding from" e "I stand alone", quest'ultimo incluso nella compilation "New Dark Age Vol.4" prodotta dalla tedesca Strobelight Records.
11) Spesso nell'elettronica i testi passano in secondo piano, per voi è lo stesso, oppure, attribuite loro maggiore importanza? Quali sono le tematiche che trattate con maggiore preferenza?
(Dimitris): Quando scrivo un testo non cerco di piacere a nessuno e non penso all'opinione degli altri. Scrivo quello che sento e provo a mettere in parole
ciò che stiamo suonando. Molti testi parlano dell'isolamento, della tristezza e della solitudine, ma non perchè vogliamo essere etichettati "dark", è solo il modo in cui escono le parole. I nostri testi sono agitati come la nostra musica, e credo che sia più evidente nei testi in greco, d'altronde essendo la mia lingua madre, riesco meglio a usare le sfumature delle parole.
12) Sappiamo che in questo periodo siete impegnati in una serie di concerti, avete altri progetti per il futuro ? Ad esempio, un nuovo album?
La nostra attività non è molto suddivisibile in periodi ben distinti. In genere se stiamo ad esempio mixando o facendo la pre-produzione di un album, contemporaneamente componiamo anche nuovi pezzi per quello successivo. Unito a tutto questo facciamo in modo di organizzare anche concerti naturalmente. Quindi succede che molto spesso suoniamo dal vivo brani che magari usciranno nell'album successivo a quello uscito da due giorni. Serve anche a noi per rodare i pezzi dal vivo. Diciamo che non è che "stiamo facendo l'album quindi niente concerti", oppure "in questi quattro mesi solo concerti". Siamo a ruota libera.
In ogni caso, per rispondere alla domanda, adesso stiamo progredendo a comporre i brani che costituiranno il successore di "Mono Ego". Ma non sappiamo ancora se sarà preceduto da un EP o se bisognerà aspettare l'album intero. Siamo solo agli inizi per il momento ...
13) Grazie per la tua disponibilità , Giuseppe. Ora a te le ultime parole...
Grazie per la disponibilità , un grosso saluto a tutti i lettori di RDD e arrivederci al prossimo concerto ... o al prossimo album !
Ringraziamo Giuseppe Agosti e i
La Mamoynia per averci concesso quest'intervista.
Dati generali
Data di nascita: 1999
Nazionalità: Italia
Componenti: Dimitris Triantafyllou (voce), Giuseppe Agosti (percussioni, basso, programmi), Omal (basso, campionamenti),
Antonio Scalvenzi (drums, percussioni)
Influenze:
Einsturzende Neubauten, Daf, Fad Gadget, Nitzer Ebb, Malaria, Xmal Deutschland, Front 242, Front Line Assembly
Genere: synth-pop, minimal
Discografia
Albums
Ola Gri, 2001
La Mamoynia, 2004
Mono Ego, 2005
Singles & EpS
Live Wanted, 2000
Collegamenti
Myspace
Sito
Biografia