Alan Moore, Dave Gibbons, Watchmen
di 7di9 - scritto il
26 agosto 2008
Dopo l’assassinio de Il Comico, vigilante al servizio del governo americano, Rorschach, super-eroe fuorilegge e dai metodi brutali, temendo il sorgere di un complotto ordito contro i super-eroi, decide di investigare sul misterioso delitto, sfidando la polizia e le sette accuse di omicidio imputate a suo carico…
Siamo nel 1985. Sono passati otto anni dell’entrata in vigore del Decreto Keene, che, a seguito delle proteste delle forze di polizia, ha dichiarato illegale la figura del vigilante. La legge prevede anche che chiunque dichiarerà di volersi porre esclusivamente al servizio delle istituzioni, verrà esentato dalle restrizioni del decreto, e potrà continuare a sfruttare la propria identità mascherata. È questo il caso de Il Comico e del Dottor Manhattan. Entrambi hanno combattuto in Vietnam, decretando la vittoria degli Stati Uniti sulla popolazione locale. Il primo, facendo uso delle proprie capacità atletiche e belliche, il secondo, sfruttando il suo infinito potenziale di creatura immortale. La maggior parte dei super-eroi ha abbandonato l’attività di custode della giustizia; qualcuno rendendo pubblica la propria identità – è il caso del popolare Ozymandias – altri seppellendo per sempre il proprio lato oscuro, per dedicarsi a una vita normale, entro gli schemi della società civile.
In una nazione governata dal presidente Nixon, sfuggito non si sa come allo scandalo del Watergate (ma forse, in Watchmen, uno scandalo Watergate non c’è mai stato), lo sceneggiatore Alan Moore e il disegnatore Dave Gibbons creano un 1985 alternativo perfettamente credibile, anche laddove appaiono figure prettamente fantascientifiche come il Dottor Manhattan, uno scienziato disintegrato durante un esperimento di laboratorio, il cui spirito è stato in grado di ricompattarsi e di dare vita a una creatura invincibile, di pura energia, che vede la realtà come un mosaico sub-atomico governato da regole quantistiche, in cui passato, presente e futuro sono solo parti della mente umana.
Watchmen è un graphic novel innovativo sotto molteplici punti di vista. Innanzitutto dal punto di vista scenografico. Le situazioni politica, sociale e psicologica che si snodano attorno alle vicende dei vigilantes sono estremamente credibili. Ma la realtà alternativa immaginata da Moore e Gibbons non è una semplice deformazione degli anni ‘80, è piuttosto un’ucronia
scientificamente fondata, talmente aliena, straniante rispetto alla propria
controparte storica da risultare familiare.
Il costante pericolo di un terzo
conflitto mondiale grava sulla popolazione mondiale come una cappa di pulviscolo
radioattivo. La tensione emerge dai giornali, dalla televisione, dai dialoghi
casuali della gente. Il risultato complessivo è uno squarcio storico-politico
assolutamente verosimile, dove poi la ricchezza di particolari non fa che
rinsaldare l’intero progetto narrativo.
Se Alan Moore si conferma grande autore letterario, Dave Gibbons dimostra di non essere da meno come illustratore. Le sue tavole sono quanto di più innovativo e postmoderno ci si possa aspettare da un fumetto. Le invenzioni narrative sono tante e sbalorditive, e spingono il lettore a rileggerle e a ripercorrerle con gli occhi, come una ragazzino che rivede al rallentatore una registrazione di uno spettacolo di magia di cui non comprende il meccanismo, ma il cui fascino è innegabile.
La sceneggiatura di Moore raggiunge livelli letterari forse pari soltanto al suo capolavoro distopico, V per Vendetta. Watchmen è un calderone di flashback, digressioni, storie nelle storie, narrazioni incidentali apparentemente senza senso, pastiche (come il fumetto de I Racconti del Vascello Nero, che per buona parte della storia si sostituisce o si sovrappone al flusso diegetico primario), squarci metaletterari: un bagaglio di strumenti che hanno radice nella narrazione postmoderna, veicolo per eccellenza di quella letteratura che non vuole fermarsi alla storia pura e semplice, ma che setaccia il testo alla ricerca di spunti che possano a un tempo arricchire l’universo principale e stratificare la narrazione su piani diversi ma concatenati, assimilando il canone tipico del romanzo moderno – l’introspezione esasperata – e riadattandolo alle forme e geometrie dello spazio narrativo, interno ed esterno, a tutto ciò che accade al di fuori dei personaggi e del narratore, senza limiti.
Originariamente pubblicato in 12 volumi tra il 1986 e il 1987, Watchmen è in definitiva una rilettura ironica e politicamente impegnata della figura fumettistica dei vigilantes mascherati e di una loro possibile interazione con la Storia. La scrittura complessa e stilisticamente ineccepibile di Moore, unita alle capacità visive di Gibbons e ai colori pop di John Higgins, ha portato alla luce un capolavoro artistico senza tempo, i cui spunti di riflessione – estetici, politici, etici – sono infiniti, e sgorgano da ogni vignetta, pronti a mescolarsi tra loro in un vortice di flussi narrativi, personaggi sfaccettati e trame avvincenti che eleva finalmente il fumetto nell’olimpo della letteratura.
Dati Edizione Recensita
| Titolo Originale |
Watchmen |
| Autore |
Alan Moore, Dave Gibbons |
| Genere |
graphic novel |
| Anno |
2007 |
| Editore |
Planeta De Agostini |
| Collana |
DC Comics |
| Traduzione |
Mauro Curtarelli |
| Pagine |
464 |
| ISBN |
978-84-67-44874-0 |
Collegamenti esterni
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