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Friedrich Nietzsche

di Female Virus - inserito il 21 novembre 2007

Friedrich Nietzsche, nato a Rocken, vicino a Lipsia, il 15 ottobre 1844, è sicuramente uno dei pensatori più importanti e affascinanti della storia della filosofia; un uomo il cui pensiero ha contribuito a produrre la grande frattura che esiste tra la filosofia moderna e quella contemporanea. Un pensiero di rottura, rivoluzionario, il più delle volte frainteso e su cui c’è stato il maggior numero di speculazioni che la storia della filosofia ricordi (basti pensare all’uso improprio che ne fecero i nazisti). Un pensiero talmente dirompente da essere amato da molti, ma anche odiato e bistratto da tanti studiosi che hanno letto nelle sue pagine solo idee sconnesse, pericolose e opera di un folle.
Certo, le sue riflessioni non sono sempre limpide e lineari, ma spesso contraddittorie e lacunose. Sicuramente molte delle sue pagine hanno risentito dei disturbi mentali che lo hanno colpito dal 1888. Ma sicuramente il suo pensiero ha il grande pregio di avere un’impetuosità, una prorompenza, addirittura una violenza che compare in pochissime altre opere di filosofia. Le sue pagine non sono le fredde e razionali speculazioni di un intellettuale, ma vibrano, sono pagine vive, di un uomo il cui pensiero, profondo e affascinante, emoziona e coinvolge al di là della pulizia e della razionalità apprezzata in altri tipi di pensatori.
La vita di Nietzsche non è stata facile, come è tipico dei geni, che spesso cadono nella trappola della loro stessa profondità.
Figlio di un pastore protestante e reazionario monarchico, Karl Ludwig, e di Franziska Oehler, rimase presto orfano di padre. Trasferitosi con la madre a Naumburg, cominciò i suoi studi: ricevette un’istruzione musicale, si iscrisse al ginnasio di Porta nel 1859, e nel ‘64 cominciò i suoi studi teologici, frequentando all’Università di Bonn, in particolar modo, le lezioni di filologia classica di Friedrich Ritschl. Appassionato di studi classici, specialmente di Platone, ma anche di Emerson e Schopenhauer, che influenzeranno moltissimo il suo pensiero, seguì il professore anche all’Università di Lipsia.
Qui cominciò ad avere i primi problemi di salute che lo inseguiranno e tormenteranno per tutta la vita. Emicranie e reumatismi, che non lo distolsero tuttavia dai suoi studi, che procedettero anche grazie alla nuova amicizia con Erwin Rohde, studioso affermatosi con opere sul romanzo greco e sulla concezione dell’anima presso gli antichi.
Nel 1868 avvenne però uno degli incontri più importanti della sua vita, l’incontro con un artista che amerà moltissimo, autore nella cui musica egli sentirà l’eco della filosofia dei grandi pensatori, Richard Wagner.
Nel 1869 cominciò a scrivere articoli sul Rheinisches Museum, in particolar modo su Teognide e Laerzio e grazie all’appoggio di Ritschl ottenne la cattedra di Lingua e letteratura greca nell’Università di Basilea, dove incontrerà altri personaggi determinanti per il suo pensiero come lo storico Bruckhardt, il teologo Overbeck.
Nel 1870 scrisse i primi articoli: Il dramma musicale greco e Socrate e la tragedia, anticipazione della sua prima opera vera e propria: La nascita della tragedia (1872), nella quale compaiono, anche se ancora privi della forza che li caratterizzerà in seguito, quelli che sono i temi che determineranno tutto il pensiero di Nietzsche.
Opera da lui ampliata su suggerimento dello stesso Wagner, che ne rimase profondamente colpito, essa ripercorre la storia della tragedia greca come specchio della nascita e del declino di una cultura grandissima, cui l’arte degenerata e impoverita del mondo moderno deve ispirarsi per risorgere nella sua grandezza. In essa viene affermato il principio del dionisiaco, simbolo di ebbrezza, vitalità, musica e simbolo della forza che caratterizza colui che getta uno sguardo nell’abisso dell’irrazionale, ma che ne esce dicendo un sì alla vita. In essa e nella sua caoticità è necessario abbandonare la propria individualità per ricongiungersi naturalmente con gli altri nel canto e nella danza, che infatti caratterizzavano le feste dedicate al dio Dioniso. A esso è contrapposto il principio dell’apollineo, simbolo del sogno e della realtà idealizzata, della bellezza e dell’equilibrio, elementi tipici delle arti figurative. La grandezza della cultura greca è rimasta tale fino a quando questi due elementi sono coesistiti con egual forza, cercando un equilibrio, e la tragedia è specchio del rapporto tra questi due principi. Nel momento in cui Euripide sostituisce gran parte dei momenti di musica e danza con dialoghi tra personaggi, nello stesso momento in cui si affermano le idee socratiche per cui solo ciò che è virtuoso e razionale, è anche bello, ecco, in questo momento avviene la perdita del principio dionisiaco e il declino della cultura greca. Si afferma un nuovo modello d’uomo, l’uomo che Nietzsche si impegnerà a combattere in ogni sua opera, l’uomo teoretico, che vive nella convinzione ottimistica di un’idealizzazione razionale del reale, invece caotico e privo di senso. La realtà potrà essere accettata, come compare in opere posteriori, solo da un uomo la cui forza e volontà siano tanto grandi da sopportare il buio senza cercare di portare necessariamente in esso una finta luce: il superuomo. La conoscenza umana ha dei limiti ben definiti, e per questo Nietzsche apprezza il lavoro di Kant e Schopenhauer, pensatori che secondo lui hanno contribuito a riportare nella cultura moderna l’eterna sofferenza, cui si può reagire solo con l’arte e facendo rinascere la tragedia.
Opera sicuramente più filosofica che filologica, essa lasciò perplessi i filologi contemporanei, e lo stesso Ritschl. Tra il 1872 e il 1873 Nietzsche scriverà una serie di saggi che rimarranno inediti, come Verità e menzogna in senso extramorale e La filosofia nell'epoca tragica dei Greci. Altra opera del periodo sono le Considerazioni inattuali, una serie di cinque scritti polemici (pensati inizialmente come dodici), di cui uno rimasto inedito, rivolti contro la cultura tedesca del suo periodo.
A causa di problemi di salute, che si fecero sempre più insistenti, Nietzsche fu costretto ad assentarsi dall’Università e partì per un viaggio in Italia, paese che lo affascinò e ispirò, ma che vide anche il suo tracollo mentale. Insieme al nuovo amico Paul Reè, visitò Genova, Napoli e soggiornò a Sorrento. Ritornato in Germania scrisse, dettandola a Reè, l’opera Umano troppo umano, raccolta di aforismi che riguardano la psicologia dell’uomo.
Nel 1879 Nietzsche si dimise definitivamente dall’Università e, ormai malato di difterite, visse per un breve periodo in Svizzera con la madre per poi tornare nella sua amata Italia, a Riva del Garda, Venezia, Marienbad, Stresa, Genova, Rapallo. Nel frattempo lavorò ad opere del peso della Gaia scienza e di Così parlò Zarathustra, opere emozionanti e bellissime, nelle quali il suo pensiero emerge con tutta la potenza tipica del filosofo.
In Così parlò Zarathustra egli narra la storia del dio persiano colpevole di avere distinto tra bene e male, avendo creato un concetto dualistico errato. Compreso l’errore egli ritorna sui suoi passi e annuncia la dottrina del Superuomo, di colui che smaschera il falso mondo creato dalla metafisica. Zarathustra come un nuovo Cristo, ricerca questo uomo superiore ritrovandolo in una pluralità di figure simboliche ed allegoriche. Opera incredibile per il modo in cui viene trattato l’argomento, in una sorta di narrazione quasi mistica, nonostante si ricerchi un’antimistica, i temi in essa trattati verranno approfonditi in maniera più lineare e tradizionale in un’altra opera importantissima Al di là del bene e del male (1886). Con una nuova visione della morale, altro schema falso impostoci dal Cristianesimo, ma prima di lui dai vari Socrate e Platone, il bene e il male, concetti umani troppo umani, inutili pregiudizi impostici, vengono superati per una nuova epoca in cui non ci saranno valori assoluti, in quanto illusori, ma si vivrà la realtà, l’assenza di ogni sovrastruttura metafisica, morale, religiosa: il nichilismo. Il superuomo, l’unico che possiede la superiorità per vivere la realtà con tutta la sua sofferenza e non senso e caos, colui che affronta la vita con “pessimismo coraggioso”, accetta anche l’estrema forma di fatalismo: l’eterno ritorno, una condizione nella quale ogni istante della vita è ciclicamente destinato a ripetersi, in un’infinita reiterazione ossessionante per l’uomo comune, ma rigenerante per il superuomo, che è conscio dell’importanza del presente, che accetta e dice sì alla vita, alla morte, alla sofferenza, al piacere, che vive e non è asceta, che vive e non rimanda la vita a chissà quale futuro ultraterreno.
Nel 1887 pubblicò la Genealogia della morale, in cui si contrappone alla morale dei signori, la morale del gregge, e in cui viene ripercorsa la nascita della morale comune, storia che si basa su una serie infinita di errori, e che soprattutto si fonda su motivazioni umane e non su valori e concetti assoluti. La morale del gregge è una morale di massa fondata sulla paura e su una forma di addomesticamento, cui l’uomo si è sottoposto lungo tutta la storia. Essa deriva dall’imposizione dei signori sugli schiavi, che nella loro debolezza, per paura, accettano la gerarchia di valori a loro imposta, smettono di ragionare in termini di piacere, e fingono di condividere i giudizi del gruppo dominante. E’ qui che si apre un solco tra natura e società, in quanto la morale va ad opprimere l’individualità del singolo a vantaggio del gruppo (o meglio del gregge).
Dal 1888 Nietzsche visse a Torino, città che amò moltissimo e in cui scrisse altre opere fondamentali come Il crepuscolo degli idoli, Ecce homo e L’anticristo, opera in cui, come è evidente dal titolo, il nemico principale di Nietzsche è il Cristianesimo, in quanto non solo massimo esponente, ma anche responsabile della falsa morale e della falsa visione della realtà in cui l’uomo comune è costretto a sopravvivere.
In questi anni Friedrich iniziò a ricevere i primi successi con le sue opere. Tuttavia egli si sentì ancora incompreso, al punto da scrivere un promemoria contro il Reich tedesco, colpevole di non comprendere il suo pensiero.
In preda a deliri di grandezza, sintomo di disagio mentale, il 3 gennaio 1889 ebbe il tracollo definitivo a Torino, o almeno il primo malessere che manifestò apertamente in pubblico. In piazza Carlo Alberto vedendo un cavallo fustigato e trainato a forza da un cocchiere, lo abbracciò e pianse. Comprese le gravi condizioni che lo attanagliavano, Overbeck lo riportò a Basilea, per essere curato in una clinica per malattie nervose. Dal 1890 le sue condizioni diventarono gravissime: ormai praticamente paralizzato alla spina dorsale, in preda a continui eccessi d’ira, non era più nemmeno in grado di riconoscere i suoi amici. In questi ultimi anni di vita venne accudito dalla madre, che gli rimase accanto fino alla morte nel 1897, e dalla sorella Elisabeth, con la quale Nietzsche ebbe un rapporto molto profondo. Morto il marito e fallita la sua impresa coloniale razzista in Paraguay, ella si dedicò al fratello, fondando un archivio storico a lui dedicato a Weimar, per conservarne i manoscritti e pubblicarne le opere.
Nel 1895 Elisabeth pubblicò con Peter Gast La volontà di potenza, una raccolta di 1067 paragrafi raggruppati e ordinati da loro in modo arbitrario (scelta che venne rettificata nel 1956 da Karl Schlecta che rieditò l’opera seguendo un ordine cronologico) e che contribuì sicuramente all’interpretazione capziosa del pensiero nietzschiano data dai nazisti.
Cinque anni dopo, il 25 agosto 1900, a Weimar, dopo una vita difficile, ma intensa e fondamentale per la storia del pensiero dell’uomo, Friedrich Nietzsche morì, lasciando un’eredità incredibile al secolo appena nato, un’eredità di difficilissima gestione, come può essere un pensiero rivoluzionario, potente e affascinante, destinato a destabilizzare il pensiero del Novecento, ma anche a far nascere la filosofia contemporanea, risorta, o forse no, dalle ceneri del nichilismo.

Dati Generali

All'anagrafe: Friedrich Wilhelm Nietzsche
Data di nascita: 15 ottobre 1844
Luogo di Nascita: Röcken

Opere

Aus meinem Leben, (1858)
Über Musik, (1858)
Napoleon III als Praesident, (1862)
Fatum und Geschichte, (1862)
Willensfreiheit und Fatum, (1862)
Kann der Neidische je wahrhaft glücklich sein?, (1863)
Über Stimmungen, (1864)
Mein Leben, La mia vita, (1864)
Homer und die klassische Philologie, Omero e la filologia classica, (1868)
Über die Zukunft unserer Bildungsantstalten
Fünf Vorreden zu fünf ungeschriebenen Büchern, (1872)
Die Geburt der Tragödie, La nascita della tragedia dallo spirito della musica ovvero Grecità e pessimismo, (1872)
Die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen, La filosofia nell'epoca tragica dei Greci, (1870-1873)
Über Wahrheit und Lüge im aussermoralischen Sinn, Su verità e menzogna in senso extramorale, (1873)
Unzeitgemässe Betrachtungen, Considerazioni inattuali, (1876)
Menschliches, Allzumenschliches, Umano, troppo umano, (1878)
Morgenröte, Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, (1881)
Idyllen aus Messina, Gli Idilli di Messina, (1882)
Die fröhliche Wissenschaft, La gaia scienza, (1882)
Also sprach Zarathustra, Così parlo Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, (1885)
Jenseits von Gut und Böse, Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell'avvenire, (1886)
Zur Genealogie der Moral, La genealogia della morale, (1887)
Der Fall Wagner, Il caso Wagner, (1888)
Götzen-Dämmerung, Il crepuscolo degli idoli, ovvero Come filosofare a colpi di martello, (1888)
Der Antichrist, L'Anticristo, (1888)
Ecce Homo, Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è, (1888)

Aforismi

«C'è bisogno di educatori che siano essi stessi educati, spiriti superiori, aristocratici, comprovati a ogni istante, comprovati dalla parola e dal silenzio, culture divenute mature, dolci – non dei tangheri addottrinati che il liceo e l'università offrono oggi alla gioventù come fossero "balie di grado superiore".»
«C'è un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso... Un mondo così fatto è il vero mondo... Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa "verità", cioè per vivere... La metafisica, la morale, la religione, la scienza... vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita.»
«Chiamo cristianesimo la sola grande maledizione, la sola enorme perversione interiore: il solo grande istinto di rivincita per il quale nessun mezzo è troppo velenoso, clandestino, sotterraneo e meschino. Lo chiamo macchia immortale dell'umanità.»
«Come? L'uomo è soltanto un errore di Dio? O forse è Dio soltanto un errore dell'uomo?»
«La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.»
«Ah, sono sempre pochi coloro il cui cuore ha lungo coraggio e lunga baldanza; e a questi anche lo spirito rimane paziente. Ma tutto il resto è vile. Il resto: sono sempre i più, il quotidiano, il superfluo, i troppi – tutti costoro sono vili!»
«Vi insegno il Superuomo. L'uomo è qualcosa che dev'essere sorpassato.»

Vedi Anche

Platone, Ralph Waldo Emerson, Arthur Schopenhauer, Erwin Rohde, Richard Wagner, Immanuel Kant


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