Cabala
di EverTrip - scritto il 2 giugno 2008
Nella religione dell'ebraismo, Qabbaláh (קבלה) è l'atto di ricevere la tradizione, e costituisce uno dei filoni del pensiero esoterico ebraico: citiamo tra gli altri l’halakháh (il cammino), l’haggadáh (esposizione sotto forma narrativa), e le filosofie gnostiche.
Trasmessa oralmente — come indica il nome — essa risale fino alla culla della specie umana e, pertanto, è forse ancora in parte il prodotto di questa intelligenza non ancor turbata, di quest'ingegno penetrante per la verità che, secondo l'antica tradizione, l'uomo possedeva nel suo stato originario di perfezione prossima a Dio. Se ammettiamo la natura umana come un tutto complesso, vi troviamo, secondo la Qabbalàh, tre parti ben distinte: il corpo, l'anima e lo spirito. Esse si differenziano tra loro come il concreto, il particolare e il generale, in tal modo che l'una è il riflesso dell'altra, e che ciascuna di loro mostra anche in sé stessa questa triplice distinzione. Quindi una nuova analisi di queste tre parti fondamentali vi distingue altre sfumature che s'innalzano successivamente le une sulle altre dalle parti più profonde, più concrete, più materiali, il corpo esterno, fino alle più elevate, alle più generali, alle più spirituali. La prima parte fondamentale, il corpo, dignitario del principio vitale, porta nella Qabbalàh il nome di Nèfesh; la seconda parte, l'anima, sede della volontà, costituisce propriamente la personalità umana, viene chiamata Rùach; la terza, lo spirito con le sue tre potenze, riceve nella Qabbalàh il nome di Neshamàh.
Neshamàh, che ha la sua sede nel cervello e che, nella sua qualità di principio spirituale, superiore, s'è unita per ultima al corpo materiale, ed è la prima a lasciare il corpo a morte avvenuta. Neshamàh non lascia nella sua Merkavàh (Merkavàh significa propriamente carro, ed è il veicolo di luce attraverso cui Neshamàh opera) che una illuminazione
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Malgrado tale suddivisione ternaria, la Cabala estende il concetto di anima anche verso il cosiddetto Albero della Vita, (o Scala di Giacobbe) un diagramma sacro che si identifica in ogni ente universale, compreso il corpo umano. Analizziamo questo schema misterioso.
L’Albero della Vita si presenta come uno schema essenziale. Nel Sefer Yetzirah, libro che tratta delle forze segrete del cosmo, si trova la prima menzione di un termine che diventerà centrale nella successiva speculazione: la nozione di sefiráh.
Letteralmente sephirah o sefiráh (plur. sephiroth o sefirót ) significa "calcolo, numerazione". Nel Sefer Yetzirah il termine acquista un significato più ampio: le Sephiroth sono manifestazioni allusive dell'energia divina. Gli autori cabalistici amano paragonare le sephiroth a zaffiri, partendo da un’assonanza dei due termini.
Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, fa la sua comparsa una vasta letteratura mistica già ben organizzata sulla dottrina delle sefirot; queste si possono definire i gradi per mezzo dei quali Dio agisce nel creato. Praticamente tutti i mistici affermano che esse sono in numero di dieci. I nomi delle Sephiroth sono Malkuth, Netzach, Yesod, Hod, Geburah, Chesed, Tiphareth, Chockmah, Binah, e Kether.
Malkuth, quella più inferiore, è detta “il regno”, corrisponde alla realtà sensibile, terrena, ed è in relazione con la base della spina dorsale ( per alcuni invece rappresenta i piedi e il relativo contatto con la terra). In Malkuth discende la Shekhinah, ossia quella sostanza primordiale attraverso cui Dio infuse l’anima nell’uomo.
Netzach è la sephirah dei sentimenti, fa parte della prima triade inferiore e ha la gamba destra come corrispondente nel corpo umano. E’ un principio maschile, complementare a Hod, che è femminile.
Hod è la semplicità, per alcuni rappresentante la forza della ragione, il logos. Corrisponde alla gamba sinistra, e si media con Netzach grazie a Yesod.
Yesod “il fondamento” equilibra le energie di Hod e Netzach ed è anche simbolo della giustizia divina. Trova il proprio corrispettivo negli organi sessuali umani, e completa così la prima triade.
Chesed è amore e benevolenza, costituisce la prima sephirah della triade mediana dell’Albero della Vita, ed è associata alla mano destra.
Geburah è la mano sinistra, in quanto simbolo di severità costituisce il contrappeso alla forza dell’amore altrimenti insopportabile di Chesed, ne è quindi l’essenza attiva, che tempera e fornisce una dose equilibrata di tale sentimento.
Tiphareth, al pari di Yesod con Hod e Netzach, è il fulcro che media fra Geburah e Chesed, è la compassione dell’animo umano nel quale confluiscono molte altre sephiroth, in quanto essa stessa posta al centro esatto dell’Albero della Vita, e pertanto si configura con il cuore nell’uomo.
Chockmah la Saggezza è una delle sephiroth comprese nell’ultima triade posta sulla cima dell’Albero della Vita. Rappresenta la sfera intuitiva e dinamica della mente umana, ed è pertanto immaginata come risiedente nell’emisfero cerebrale destro.
Binah rielabora quello che Chockmah genera, ed è pertanto la sephirah dell’intelligenza, associata all’emisfero sinistro del cervello.
Daath è una sephirah particolare, definita “senza numero” non viene sempre rappresentata nello schema dell’Albero, e spesso si sostituisce a Kether, permettendogli così di manifestarsi. Daath è la Conoscenza, l’abisso attraverso cui è obbligatorio passare per raggiungere la Verità. Molti la individuano nel centro del cervello, o nel cervelletto, altri addirittura nella gola.
Kether la Corona infine, è la prima Sephiroth, opposta a Malkuth, idealizzata sopra la scatola cranica, è per sua natura inconoscibile, trascendente, quindi relativa al divino. Essa costituisce le radici dell’Albero della Vita, il quale risulta così un albero capovolto, che affonda i rami nella terra.
Si pone il problema di come possa un ente infinito, quello che per primo Isacco il Cieco chiamò l'En Sof (non-fine), emanare aspetti di sé in un mondo finito.
Secondo Mosè Cordovano Dio si "contrasse" per poter emanare la sua energia nel mondo finito e " mostrare la Sua gloria alle genti". La contrazione di Dio (tzimtzúm) è al centro della speculazione di Isaac Luria.
In conseguenza dell'emanazione, secondo Luria, si crearono dei vasi per contenere l'energia divina. I vasi superni, i più forti, resistettero bene alla pressione della luce, ma gli inferiori si ruppero e dispersero l'energia. I frammenti dei vasi rotti contengono ancora particelle di luce: queste sono le qliphóth (scorze), le forze del male.
Quella che notoriamente viene chiamata Gematria, è la scienza per la quale la Cabala risulta nota, ossia lo studio del numero come strumento divinatorio. Ecco un buon esempio di Gematria:
AChaD in ebraico significa "unità" ed è uguale a 13 (A = 1 + Ch = 8 + D = 4).
Anche la parola "Amore", Ahavah ha lo stesso numero (A=1, H=5, V=2, H=5).
In questa maniera come in un'equazione si può dire che:
AChaD = AHBH
La numerologia basa appunto la propria disciplina sulla interpretazione del numero come sostanza significante, al pari del Pitagorismo infatti ritiene che il numero risieda in ogni ente della natura.
All'inizio del XIV secolo si cominciarono a distinguere quattro mondi (olam, o universi paralleli) nel Creato:
Atzilút (emanazione), Beriáh (creazione), Yetziráh (formazione) e Asiyáh (realizzazione). Con questi nomi si indica il variare del tipo di influsso delle sefiroth. Il mondo dell'Atzilut, che è più vicino a Dio (e nel quale si associano le ultime sephiroth Kether Chockmah Binah), è retto da forze solo immateriali. La componente materiale aumenta man mano che ci si allontana dalla Fonte Primaria. I mondi si compenetrano degradando fino a raggiungere la realtà fenomenica del nostro mondo. Grazie alle tecniche cabalistiche di ascesi è possibile superare i mondi per raggiungere l’Emanatore.
1 Sphinx, Monatsschrift für die geschichtliche und
experimentale Begründung der übersinnlichen Weltanschauung auf monistischer
Grundlage. Herausgeben von Hübbe-Schleiden Dr. J.U.,1887, vol. 4, nn. del 21
settembre (p. 176) e del 22 ottobre (p. 271)