Teatro della Crudeltà
di nerofluo - ultima
revisione 27 ottobre 2007
Il Primo Manifesto del Teatro Della Crudeltà appare nel 1932 per mano dell'attore e regista francese
Antonin Artaud, il quale da vita a un nuovo modo d'intendere la rappresentazione teatrale. Il Teatro della Crudeltà oltre ad indicare una serie di progetti intrapresi da Artaud, comprende un modo di fare teatro nel Novecento, opposto sia alla concezione psicologica derivata da
Konstantin Sergeevic Stanislavskij, sia alle formulazioni epiche di
Bertold Brecht.
Il teatro deve essere una vera e propria esperienza esistenziale capace di cambiare sia l'attore che lo spettatore: il teatro cessa di essere semplice forma artistica, ma assume un ruolo attivo. La crudeltà diventa lo strumento che si serve del corpo dell'attore per introdursi nell'inconscio del pubblico; al centro dello spettacolo vi è lo spettatore che partecipa ad esso emotivamente. Lo scopo è avviare un procedimento di depurazione che lo libera da tutto ciಠche è nascosto dentro di lui e che normalmente viene espresso attraverso la violenza. Questo teatro deve contagiare il pubblico, deve trafiggerlo, farlo urlare. Nessuna rappresentazione. Il teatro diventa evento.
Fin dall'inizio, Artaud cerca di evitare un'errata accezione del termine crudeltà , dice infatti che "è un errore attribuirle il senso di spietata carneficina, di ricerca gratuita e disinteressato del male fisico". La crudeltà "è il rigore, è la vita che supera ogni limite e si mette alla prova nella tortura e nel calpestamento di tutte le cose"; è un sentimento puro e implacabile, carico di valore universale. Egli propone un teatro in cui "le immagini fisiche violente frantumino e ipnotizzino la sensibilità dello spettatore travolto dal teatro come da un turbine di forze superiori", "un teatro che riproponga tutti gli antichi e sperimentati mezzi magici, che abbandonando la psicologia racconti lo straordinario e metta in scena conflitti naturali, che provochi trance come le danze dei Dervisci e degli Aissaua, e si rivolga all'organismo con strumenti precisi". Un teatro che nasca dalla compartecipazione dei linguaggi, senza alcuna gerarchia tra azioni, immagini, movimenti, suoni, parole.
Alla base di questa concezione, da una parte troviamo l'influenza della cultura orientale, dall'altra l'insofferenza di fronte al conformismo di un teatro ormai superato, legato al testo scritto, come avveniva per i teatri francesi ed europei all'inizio del '900. Tutti questi elementi provocano in Artaud visioni alle quali egli tenterà di dar forma concreta attraverso lo spettacolo, con risultati piuttosto deludenti.
Il primo tentativo, del 1935, è infatti un fallimento. I Cenci non riscuotono il successo sperato. Nel 1938 Artaud
pubblica Il Teatro e il suo doppio che raccoglie tutti i suoi scritti sul Teatro della Crudeltà .
Egli mirava al ribaltamento delle fondamenta stesse del teatro, inteso come riproduzione e descrizione della vita. Questa posizione è stata assimilata nettamente quando, vent'anni dopo, è apparsa la prima traduzione inglese di
Il teatro e il suo doppio. La sua crudeltà diventa aggressione totale dello spettatore come emerge dalle produzioni del Living Theatre nei primi anni '60. Anche
Peter Brook e Charles Marowitz si rivolgono alla crudeltà di Artaud, e producono nel 1963, al Lambda Theatre di Londra, una stagione di rappresentazioni crudeli. Un anno più tardi viene messo in scena
Marat/Sade di
Peter Weiss, trasportato in seguito su pellicola cinematografica.
L'influenza di Artaud si estende a tutti coloro che dopo gli anni '60 e ancora negli anni '90, hanno lavorato sulla rottura della rappresentazione scenica, mettendo in atto un diverso regime di teatralità . Il Teatro della Crudeltà ha portato anche alla nascita di nuove forme teatrali, come il teatro panico, il teatro totale o l'happening.
Drammaturghi
Antonin Artaud,
Peter Weisst,
Peter Brook,
Charles Marowitz
Opere Consigliate
I Cenci, Artaud (1935)
Il Teatro e il suo doppio, Artaud (1938)
Marat/Sade, Peter Weiss (1964)